Recensioni
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ReviewIn ambito musicale ci sono stati, e ci saranno sempre, casi in cui un solista o un gruppo se ne esca con un singolo, magari piacevole e ben suonato e subito dopo con un intero disco. L’ascoltatore medio, ma anche il critico medio, corre a procurarselo e talvolta scopre amaramente che trattasi di pacco. Ossia, di compiaciuta dilatazione fino a un’ora e più dei tre/quattro minuti del singolo, senza che il prodotto presenti variazioni di rilievo. Un rischio del genere ricordo di averlo corso all’alba del 1985, e la precisazione temporale non è casuale, allorchè l’uscita del singolo Shout dei Tears for Fears ebbe un effetto deflagrante. Sei minuti di verace tribalità, di ritmica impetuosa, il refrain che entra in circolo e non si ferma più, il tema del ribelle di My generation rivisitato nell’età della sintetizzazione. Avevo quasi paura ad ascoltare il resto dell’album, invece, che sollievo! |
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