Recensioni
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ReviewNella loro terza fatica, Our Favourite Shop, gli Style Council danno un senso compiuto alla vena jazz & soul che si era già manifestata nell’ottimo, precedente Cafè Bleu. Tematiche già esemplificate al meglio nella opener Homebreakers, atmosfere cool e fiati in abbondanza per immergersi in quella che è la ormai definita direzione musicale di Paul Weller e Mick Talbot. Il tema trattato, migrazioni e disoccupazione, avverte che siamo decisamente agli antipodi rispetto alla leggerezza imperante nei tanto vituperati (talvolta in eccesso) anni ’80. Risultato eccellente anche laddove la classe e l’eleganza della band si riveste di rock deciso, come nell’inno Internationalists o nella trascinante Walls come tumbling down, certamente il pezzo più accessibile ed adatto alla versione singolo, ma in ogni caso senza concessioni alla commercialità. Stilisticamente opposto si dimostrerà il successivo 45 Come To Milton Keynes, a dimostrazione della raggiunta versatilità dei nostri. Totalmente scevro da momenti di stallo, il negozio dei Council risulta, dicevamo, particolarmente mordace nei contenuti. Così una veemente denuncia anti-Thatcher si snoda attraverso il sound afro di All Gone Away. Dolenti suoni di un’orchestra classica accompagnano la cruda descrizione delle repressioni civili in A Stones Throw away, per non parlare del ritmo di rumba dell’amarissima With Nothing Left To Lose, su testo del session drummer Steve White. |
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