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Sabato Ottobre 19, 2019
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Venerdì, 29 Agosto 2014 07:19

So // Peter Gabriel

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Nemmeno il tempo di festeggiare i primi dieci anni di entusiasmante carriera solista, che l'ex faccia da Genesis torna in studio, a dare un seguito al fortunato "N.4".

 

Il risultato delle sessions è questo "So", una volta tanto pressochè scevro da improvvisazioni, un disco che dell'artista di Bath risulterà l'opera più osannata da una critica non sempre benevola nei suoi confronti, e che segnerà una marcata tendenza innovatrice, nello stile e negli arrangiamenti.

 

Il “new deal” di Gabriel è annunciato chiaramente tramite quello che di “So” sarà il maggior successo: “I’ve kicked the habit…This is the new stuff / I go dancin’ in..”, proclama in “Sledgehammer”, un intrigante miscuglio d’allusioni sessuali rivestito da cadenze cool e fiati in grande spolvero, e il pubblico pare apprezzare, visto che persino negli States, unica volta in assoluto, Pietro il Grande raggiunge la prima posizione. E che la svolta soul-dance paghi, si denota anche dall’altro inno, l’ancora più corale “Big time”, che picchia più duro sul funky e registra un lavoro incredibile di Tony Levin al freetless. Detto per inciso, “Big time”, divertente ed (auto)ironica satira sul comunismo e le varie Milano da bere sparse sul pianeta negli irripetibili eighties, possiede una struttura musicale di tutto rispetto e ad onta dei puristi dello stile e del loro naso storto, rappresenta senza dubbio il pezzo tecnicamente più complesso dell’intero album.

 

“So” inaugura poi la lunga stagione world dell’ex frontman dei Genesis: sono molteplici e uniformemente distribuiti gli elementi tradizionali, specialmente sudamericani, in particolar modo in “That voice again”, frutto d’un estemporanea collaborazione con David Rhodes, e nella tenera “In your eyes”, che tra i coristi nasconde Jim Kerr e Youssou N’Dour (il quale provvede al backing in senegalese…) e vanta una cantabilità straripante, non senza curiosi atletismi lirici: “in your eyes / I see the doorway to a thousand churches / the resolution of all the fruitless searches…”.

 

C’è in questo lavoro anche una parte piuttosto oscura”, che consta di due passaggi altamente qualitativi. Il primo è il lento incedere di “Don’t give up”, cronaca di una storia comune in cui s’alternano costernazione (nei versi, cantati da Peter) e speranza, il refrain interpretato da Kate Bush. L’impronta blues del pianoforte è il tratto distintivo di questo duetto che, tanto per cambiare, spopolerà in classifica, specialmente in Oceania. L’altro risponde al nome di “Mercy street”, una nenia delicata e dolente dove il world si sposa col synth. La sottile,perpetuata percussione di surdo, congas e triangoli accompagna sino alla fine questa gentile dedica alla poetessa americana Anne Sexton e alla sua vita (e produzione letteraria) disperata.

 

Le sensazioni più forti arrivano tuttavia dalla opener, la canzone che più delle altre s’avvicina al rock classico, denominata “Red rain”, colla quale anche Gabriel fa coming out nei confronti del nucleare impersonando l’atteggiamento fatalista, ma dignitoso (I come to you defences down - with the trust of a child”) di chi nei riguardi dell’atomica si trova ad alzare la propria voce. Il ritornello scatena emozioni vitali, e malgrado la reiterazione non se ne ha mai abbastanza. Il fatto che si leghi poi quasi senza soluzione di continuità a un qualcosa come “Sledgehammer” basta già a mostrare la ricchezza dell’intero lavoro.

 

La traccia che maggiormente riporta alle atmosphere “ice” dei primi lavori di Gabriel (e infatti era stata concepita durante la creazione di “Melt”) è la marcetta in minore di “We do what we’re told”, che apre poi la strada al duetto finale, stavolta con Laurie Anderson. “Excellent birds” è un altro esercizio di stile “techno-soul”, con rimandi nel testo ad epici movimenti di massa e alla fine non è che lasci tutta ‘sta soddisfazione al palato, ma ci può anche stare.

 

Certamente un buon prodotto, che manca forse di potenza in alcune parti essenziali, è un peccato in tal senso che il “new deal” non contempli episodi più apertamente rock, per intenderci alla “And through the wire” o “Intruder”, per citare lo stesso Gabriel. Ma vocalmente il nostro è in stato di grazia e “So” merita d’essere annoverato tra le prove più convincenti della sua carriera solistica.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Peter Gabriel
  • Etichetta: Geffen Records
  • Anno di pubblicazione: 1986
  • Album: So
Letto 4310 volte Ultima modifica il Venerdì, 29 Agosto 2014 07:22
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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