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Venerdì, 06 Giugno 2014 09:54

Time Passages // Al Stewart

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Time Passages // Al Stewart Time Passages // Al Stewart

Arrivato al momento di dar seguito al breakthru di "Year of the cat", Al Stewart sceglie di variare la propria matrice stilistica e di creare un prodotto, questo "Time passages", che sposi le velleità prog-rock del lavoro precedente con una spruzzata di pop sofisticato a renderle più digeribili al grande pubblico.
La title track ne è l'esempio più sontuoso. "Time passages" è un buon pezzo che diventa eccellente con l'entrata in scena, ad intervalli ripetuti, delle variazioni melodiche sottolineate dagli stacchi di chitarra e soprattutto dagli interventi di sax; sette minuti di classe divorati ad ogni ascolto, che disseminano qua e là ventate di sano pragmatismo: "The things you lean on are the things that don't last - "Buy me a ticket on the last train home tonight".. e dimorerà per dieci settimane (!) al numero 1 della Billboard easy listening charts nel 1979.
Segue "Valentina Way", che è rock barocco e pungente, con acuti riff di chitarra che s'inseguono ad ogni refrain ed inventive armoniche in continuo agguato che preservano dall'ovvio. Una scala discendente cupa introduce invece "Life in dark water"; ipnotico ed inquietante, il mood della canzone si concede solo una breve, leggera incursione swing nel middle eight, quando il protagonista, dimenticato dal mondo sotto acque scure, manda un pensiero alla propria bella che lo aspetta in superficie, ma la chitarra si distorce e il sipario si chiude sulle ultime parole di sconforto del povero naufrago. Dal canto suo, "A man for all seasons" rianima l'ascoltatore, con una melodia d'una bellezza strabordante ad accompagnare liriche di profonda saggezza, demolenti ogni figura umana che la storia abbia avuto l'imprudenza d'innalzare a mito, in particolar modo nel commovente crescendo finale. E a controprova di ciò, ecco subito dopo la storia di "Almost Lucy", novella Eleanor Rigby, anima coloratissima nella sua ordinaria nullità, celebrata in un sobrio calypso che è al solito dominato dalla brillanti chitarre di Stewart & White.

"The palace of Versailles" ribadisce ancora una volta la predilizione di Al per i "romanzi storici"; s'avvale d'un coinvolgente riff di piano e organo che rende il pezzo immediatamente riconoscibile e riporta di botto ad atmosfere robesperriane. Un brano esattamente agli antipodi di quello successivo, il gentile ritratto equestre di "Timeless skies", malinconico il giusto, "Some fragments just linger with you - Like snow in the spring hanging on.. "
che ribadisce come Stewart non rinneghi mai le proprie radici da folk singer.
"Song on the radio" è l'unico episodio evidentemente commerciale, e non a caso prescelto come follow-up a quaranticinque giri della title track. Contiene ogni possibile ingrediente per assaltare le classifiche: un ritornello di new-romantic style "You'll be on my mind like a song on the radio", un fresco riff di sax come segno riconoscitivo, reiterato tre/quattro volte, la sapiente produzione di Alan Parsons ad incrementarne il potenziale. Il fatto che si debba assegnare ad una canzone di questo livello la palma della "peggiore", sta a significare quanta buona musica sia disseminata nelle due parti di "Time passages".
Si chiude con un bellissimo acquerello acustico, seconda e ultima collaborazione con Peter White. "End of the day" è un breve tracciato di chitarra acustica che racchiude in poche frasi l'essenza della solitudine delle anime, che nessun rapporto estemporaneo potrà mai guarire; è una chiusura eccellente, per un album che se possibile arriva a superare la resa qualitativa del seppur più celebrato predecessore. Un album da annoverare tra i migliori del decennio sulla scena internazionale.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Al Stewart
  • Anno di pubblicazione: 1978
  • Album: Time Passages
Letto 5013 volte
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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