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Mercoledì, 20 Novembre 2013 17:10

The Piper at the Gates of Dawn // Pink Floyd

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The Piper at the Gates of Dawn // Pink Floyd The Piper at the Gates of Dawn // Pink Floyd

L'album di debutto dei Pink Floyd è il concentrato unico ed irripetibile del genio di Syd Barrett e del suo messaggio artistico: riff secchi e veloci al servizio di psichedelia e progressive, testi che spaziano dal fantastico al grottesco, evocazioni fiabesche e il gran lavoro di Rick Wright a tastiere, organo e pianoforte a metterne in pratica l'originalissimo contenuto melodico. Nella storia del rock, in non molti altri casi come questo il buongiorno s'è visto dal mattino. "Astronomy domine", cronaca d'un viaggio spaziale scandito dal basso pulsante di Waters e dai richiami della chitarra barrettiana che lastrica il pezzo di scale ad effetto, è una delle massime vette della produzione floydiana. In perfetto stile del suo autore, la sequenza d'accordi in maggiore. Segue "Lucifer Sam", ovvero il garage secondo Barrett, che sarà pure dedicata al gatto o all'amante dell'epoca, di fatto svela un'inattesa connessione tra il Cappellaio Matto e Pete Townshend piuttosto che Ray Davies. Il problema è che il pezzo è incastonato tra due capolavori, visto che assolutamente tale va definito "Matilda Mother". Una favola per bimbi cui Wright fornisce voce ed organo liturgico, mentre il middle eight e il finale registra l'irruzione di Barrett, beatamente a suo agio in uno dei temi che ama di più, i ricordi dell'infanzia e dell'innocenza perduta.

 

L'unico singolo tratto da questo lavoro è la sognante "Flaming", una divertente filastrocca guidata dall'organo, con Mason che accompagna a ritmo di rumba. Sfocia nel primo pezzo interamente strumentale, "Toc h Pow r", dove l'atmosfera si fa fumosa, da saloon: una lunga introduzione di piano blues rimarcata dalle percussioni, cui seguono sprazzi di chitarre eteree ad accordi aperti, voci in libertà (di Waters e Barrett), effetti stereo, rumori, il tutto cesellato in parti ordinate e conseguenti, quando psichedelia non fa rima con anarchia. Puro genio è il finale del lato A, la magistrale "Bike", il più armonico e cantabile tra gli otto pezzi scritti dal chitarrista, che al termine conduce gli ignari ascoltatori nella "Room of musical tunes", una combustione di pendoli, campane, gong e quant'altro della durata d'oltre un minuto, che svanisce sulle risate degli esecutori.

 

La summa di questa prima proposta musicale dei Floyd si manifesta in "Interstellar overdrive", secondo pezzo strumentale e, come il primo, accreditato ai quattro componenti il gruppo. Si parte anche in questo caso da un riff chitarristico, elementare e quasi hard rock, che poi cede il passo alle improvvisazioni-space che occuperanno la maggior parte della canzone. Le pennate di Barrett sono rigorosamente in maggiore; Syd riprende poi brevemente il tema nel finale, prima che il brano sfoci nella favoletta per bambini ("The gnome"), che non manca d'una certa, inquietante suspance nell' intermezzo. La scala discendente, segno distintivo delle composizioni barrettiane, conduce stavolta l'ascoltatore nel regno d'uno gnomo discoletto, che guardava il cielo e il fiume, aspettando la propria occasione.

 

"Chapter 24" è l'ultimo vero masterpiece del disco. Il testo, per ammissione dello stesso autore, si basa sul contenuto di detto capitolo dell'I-Ching. Cambi di stagione, luci, movimenti che ricominciano, fortuna, successo, azione...è come se Barrett, accompagnato da vivacissime percussioni e dal farfisa di Rick, volesse annunciare il fiorire dell'iperbole floydiana, di cui lui, per colmo d'ironia, non avrebbe più fatto parte. Il clima si fa leggermente più pesante nella successiva "Scarecrow"; nella sagoma del povero spaventapasseri "più triste di me" e "rassegnato al suo destino", qualcuno ha visto il riflettersi dell'enigmatica figura dello stesso Syd. La melodia è assai raffinata, qui la chitarra duetta con il cello in un'elegante sezione folk a metà brano. "The piper at the gates of dawn" chiude con il debutto compositivo di colui che per anni sarà poi il principale autore della band: "Take up thy stetoschope and walk" è un violento esercizio psycho-punk di Roger Waters, con chitarre e tastiere graffianti come mai nel resto dell'album, riferimenti ai Vangeli (un tema che riprenderà in "Animals"), e uno strumentale di pura cacofonia verso il finale. La brevissima stagione di Syd Barrett come leader artistico e carismatico dei Pink Floyd è catturata magistralmente in questa quarantina di minuti. L'estraniamento, la follia, il ritiro dalle scene dopo due opere soliste a nemmeno venticinque anni, consegneranno ben presto al mito uno dei pochi, veri talenti della flower power generation. Questo non vuol dire sminuire il lavoro successivo della band; semplicemente, diventeranno fin da quasi subito un'altra cosa, gli anni settanta lo renderanno palese.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Pink Floyd
  • Etichetta: Capitol/EMI Records
  • Anno di pubblicazione: 1967
  • Album: The Piper at the Gates of Dawn
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it