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Martedì, 16 Luglio 2013 15:16

Voodoo Lounge // Rolling Stones

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Voodoo Lounge // The Rolling Stones Voodoo Lounge // The Rolling Stones

Quando questo ventesimo album degli Stones venne pubblicato, alla metà di luglio del 1994, un lustro era trascorso dall’ultima opera da studio, e visto che questa non era poi granchè, la speranza era che cinque anni di silenzio valessero almeno la pena per qualcosa di più appetibile. Per fortuna è il caso di questo Voodoo Lounge, che rivendica quanto meno una maggior decisione, un’energia più propositiva rispetto alle ultime cose made in Stones.

 

Bill Wyman non è più della partita, e dietro la consolle si presenta nientemeno che Don Was; uno pensa, qualcosa deve cambiare per forza. Infatti. Le prime tre canzoni iniziano quasi con lo stesso stacco di batteria, un segnale forse della vigoria che pervade il disco? Fatto sta che il trittico Love is strong, You Got Me Rrocking e Sparks Will Fly costituiscono un arcobaleno rock and roll composto rispettivamente da black sound, hard rock, rockabilly. La presenza più superba in questo campo è però quella di I go wild, un rock forte e diretto, con chitarre e voci all’unisono e la vocalità decisamente cattiva di un Jagger assoluto padrone della scena. Il valore di Voodoo Lounge va ricercato anche in una ricerca stilistica maggiormente improntata ad uno stile meno patinato e più sporco, che aveva d’ altronde sempre caratterizzato i lavori più riusciti. Non solo la opener Love Is Strong ne è un azzeccato esempio, con l’ottimo uso dell’armonica, finalmente riadottata dopo anni d’esilio, che pervade un sound tanto felicemente metropolitano. Ma anche Moon Is Up e Thru and Thru sono intriganti prototipi del ritrovato “bad mood” dei cari cinquantenni. Quest’ultimo pezzo è particolarmente intenso, con Richards lead vocalist che accarezza e aggredisce, misterioso e sfuggente, Tom Waits de’noantri, in sei minuti di fresca, intrigante suspance.

 

Ma Voodoo Lounge è anche, evidentemente, blues. E c’è blues e blues. C’è quello sprizzato di funky che porta al deliziante quadretto di Suck On The Jugular, con quei coretti a risposta che riportano indietro di venticinque anni senza che uno se ne accorga. Quello trascinato, incalzante di Baby Break It Down. C’è, malauguratamente, quello di Brand new car, risaputo, stereotipato, riproposto senza una variazione che ne giustificasse la presenza. Ecco il primo piede in fallo: era necessario inserire anche qui la medesima versione di Spider And The Fly? Deformazione professionale, forse; certamente una delle due tracce inutili del disco. L’altra risponde al nome di Out of tears, è una lagna insopportabile di oltre cinque minuti basata su tre note di pianoforte, lenta da morire con un ritornello abominevole che recita così: “Non piangerò quando ti dirò addio, non ho più lacrime...”. Pensa te. Piuttosto inascoltabile, e scriteriatamente scelta come singolo, venne giustamente spernacchiata dalle charts di entrambe le parti dell’atlantico, che vi negarono l’ingresso nei primi trenta.

 

Fortunatamente, si possono reperire espressioni melodiche di ben altro spessore. Il country and grass di Sweethearts together e l’estasi attonita di Blinded by Rainbows sono pura delizia. Fa tenerezza il “Jagger perdente” di New Faces, la cui armonia è talmente semplice è carina che gli si perdonano banalità impressionanti tipo My Heart Is Breaking in Two..., almeno non c’è l’ appiccicaticcia, nauseante drammaticità di Out Of Tears. Anche in questo campo è però un brano cantato da Keith Richards a spiccare, ossia la ballata di The Worst, permeato di leggiadria malgrado il suo interprete si premuri di ribadire al partner che lui è “il tipo peggiore che lei potesse incontrare”, d’altra parte trent’anni di immagine diabolica non si possono mica buttare in due minuti di canzone.

 

Un autentico miglioramento dunque, sigillato dalla chiosa r’n’ r di Mean disposition, con Wood e Richards a far trillare le chitarrine con suoni tanto arcaici quanto naif, sembrano John e George ad Amburgo. Peccato per le due brutture segnalate in precedenza, il che non impedisce a Voodoo Lounge di rappresentare il lavoro migliore da Tattoo You, tredici anni prima.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: The Rolling Stones
  • Etichetta: Virgin, Polydor Records
  • Anno di pubblicazione: 1994
  • Album: Voodoo Lounge
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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