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Mercoledì, 03 Aprile 2013 13:16

Vivere o Niente // Vasco Rossi

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Vivere o Niente // Vasco Rossi Vivere o Niente // Vasco Rossi

Chi vi scrive è un fan di Vasco Rossi; ma non dell’ultimo Vasco, quello dei mille greatest hits , dei jingle pubblicitari e delle canzoni tamarre finto-rock o elettroniche degli ultimi due lavori. Sono cresciuto con Vado al Massimo, Vado a gonfie vele e ritrovarmi questi versi mitici a sorpresa in quella che è forse la sua migliore canzone dal 1993 capirete che mi provoca brividi ed emozioni molto molto forti.



Partiamo col dire che dopo una pausa “commerciale” di almeno 15 anni, il Blasco nazionale è tornato con un lavoro pieno di rock, di chitarre (il lavoro di Stef Burns in particolare è da urlo), di ironia, di melodie semplici come solo lui sa o sapeva fare.
Vasco è da sempre così: o si ama o si odia, non ci sono mezzi termini. Però è innegabile che nel povero panorama italiano dominato da cosiddetti artisti “creati” dalla tv è sempre lui l’unico vero cantautore che trascina col suo rock ironico e diretto, ma mai banale, con canzoni d’amore mai patetiche o melense, con citazioni filosofiche mai troppo serie, con lezioni di vita e aforismi che da sempre segnano i suoi lavori.



Già dalle prime note della prima canzone, Vivere non è facile, il buon Blasco ritorna dopo 15 anni alla grande una canzone che inizia lenta, con la sua voce roca sempre unica e con versi che ti toccano subito: ”io sono qui e vivo come pare a me”, ”non mi so difendere da me”, per poi salire e incalzare subito con un bel rock orecchiabile, ma è la fusione di parole e musica che da sempre marchiano a fuoco la sua musica. E anche questo pezzo. Ma è dalla seconda traccia che si capisce la differenza con gli altri. Il Manifesto Futurista della Nuova Umanità è Vasco al 101%: un rock che trascina da subito, da urlare e cantare dal vivo, un groove che non esce dalla testa con un testo ironico e ispirato come un pezzo degli anni 80. ”Ti prego perdonami se non ho più la fede in te / ti faccio presente che è stato difficile abituarsi ad una vita sola e senza di te” è quasi chiudere un cerchio iniziato con Portatemi Dio e la voce con cui la canta vale da sola l’ascolto del pezzo. Bellissima.



Starò meglio di così, il pezzo seguente, forse è l’unico anello debole dell’intero cd; dico forse perchè contiene anch’esso spunti notevoli, scie country-blues molto interessanti, ma forse il testo non è così ispirato come il resto dell’album.


Menomale che la canzone che segue è la prima sorpresa positiva del disco: Prendi la strada è una canzone sottovalutata nei primissimi ascolti, ma che poi ti prende sempre più con un ritmo leggero e allegro, ma con un testo blaschiano “e quando arriverà la domenica e sarà sempre colpa tua / avrai almeno la soddisfazione di dire che sei stato il peggiore” e citazioni impegnate “non aspettare Godot / la vita è tua”. Tutto perfetto, anche il bridge di piano che non esce più dalla testa.



Qualcosa degli ultimi due album riaffiora con la seguente Dici che, intro elettronico, rock che cresce sempre di più e testo d’amore non banale come solo lui sa scrivere. Non un capolavoro ma un bel pezzo e bellissime parole: ma l'amore così non è un progetto non è mai come vuoi tu / e l'amore così è maledetto non sai mai se durerà ”.



Il primo singolo del disco, la nota Eh già, non uscirà più dalle nostre teste. Non un pezzo da 10 e lode, intendiamoci, ma un capolavoro di ironia e leggerezza che è una piccola lezione ai suoi detrattori che non perdono occasione per attaccarlo:sembrava la fine del mondo / ma sono ancora qua / ci vuole abilità e ha detto tutto.
Dopo una canzone così non poteva che esplodere un rock ‘n’ roll che suonerà alla grande in quel di San Siro. Sei Pazza di me sembra proseguire idealmente nella musica e nel testo il discorso iniziato con Cosa vuoi da me, descrive l’uomo ideale per una donna a letto, ideale appunto e non realizzabile. Meditate donne, un po' maschilista se vogliamo ma ci sta; da urlare e cantare dal vivo.



E poi? e poi arrivano le due gemme del disco, gemme nel vero senso della parola, due capolavori che rimarranno nella storia delle sue grandi canzoni come non si sentiva da Gli Angeli e Sally.


La prima è la title track, che inizia sussurata con un arpeggio pulito ”brividi sento quando guardo i lividi” non so come ci riesce, ma non puoi non sentirli pensando ai lividi che la vita ti lascia. E' così, non si può negare, ma poi esplode la rabbia con un urlo Vaschiano al 101% ”io non voglio fare finta che / che vada tutto bene perchè “è” / guardami, io sono qui e te le voglio urlare / IO STO MALE” un urlo liberatorio senza ipocrisie inutili: nella vita non va tutto bene e lui te lo fa urlare al mondo. Capolavoro. Il Blasco è qui, o vivi o ti arrendi, Vivere o niente.


Segue il vero capolavoro del disco, un brano che è la canzone migliore di Vasco da non so neppure quanto, un intro che ricorda il Tango degli anni d’oro, ma che vive di vita propria. Ma è nella fusione col testo che non si riesce a non riflettere e a trattenere le emozioni. Quante volte ci si chiede (io lo faccio sempre) se tutta “questa scienza” serva davvero a vivere meglio? “sai che si potrebbe restare per dei mesi appesi ad un aquilone guardando il cielo che si muove e il sole che muore?”. Forse solo su quell’aquilone, distaccati dal nostro mondo riusciremmo a capire. O no? Oppure dal Messico, “vado al massimo / vado a gonfie vele” ci fa tornare alla memoria che lui queste cose ce le dice da tanto e se le chiede da tanto. Ma le risposte sono ancora lontane. Chapeu!



Poi ancora rock, rock ironico, Non sei quella che eri, ironia sulla coppia che scoppia, sulla donna a cui non va bene mai nulla e che cambia sempre ”prima dici qui / poi volevi lì / poi che non dovevo neanche fare così / tu non sei quella che eri”. Divertente con un riff accattivante.


Stammi vicino è una canzone d’amore vasco-style dolce, ma amara, con una musica sopraffina (la prima scritta per Vasco da quel grande artista che è Stef Burns). Vale la pena ascoltarla solo per “faremo così come fossimo solo io e te in questo mondo ipocrita che non ha domani”. Non una delle migliori, ma impreziosita anche dall’assolo di chitarra meraviglioso.


E siamo arrivati alla fine, alle due canzoni “riempitivo” se vogliamo riassumerle, ma che sono proprio il manifesto del disco, un ritorno agli anni 80-90 nelle musiche e nei testi. Maledetta ragione, uno scarto di Liberi Liberi è divertente, rock anni '80 con un testo da presa in giro. E Mary Louise un ritorno di Susanna dopo 31 anni di oblìo, due chicche che vanno prese come due regali in più in un disco che comunque rimane il miglior disco italiano degli ultimi anni e di Vasco degli ultimi 15.
Il Blasco è tornato davvero, quasi non ci credevo, avevo perso le speranze di ritrovarlo ancora così ispirato in uno studio di registrazione. Ma invece è capitato e ha cancellato in un batter d’occhio tutti i dubbi musicali che mi avevano lasciato (pur essendo sopra la media della musica italiana) gli ultimi due lavori mediocri con all’interno alcuni, ma solo alcuni, spunti memorabili. Blasco c’è e speriamo che Dio ce lo conservi per un bel po'.

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Letto 2330 volte Ultima modifica il Mercoledì, 03 Aprile 2013 14:13

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