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Mercoledì, 03 Aprile 2013 13:12

Station To Station // David Bowie

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Statio To Station // David Bowie Statio To Station // David Bowie

Ultimo album prima della celebre trilogia berlinese, che fortunatamente consta di opere ben più consistenti di questa, Station To Station vede un Bowie non al massimo della forma dare vita ad un lavoro poco fantasioso, con testi ammiccanti al nonsense ed in più parti eccessivamente diluito.
La title track registra una lunghezza inusitata, oltre dieci minuti, ma il dipanarsi della canzone non pare, a livello puramente stilistico, giustificare una tale dilatazione. Il riff di base occupa l’intera prima parte del brano, il ritornello ribadito ossessivamente (It’s Too Late) tutta la seconda. In mezzo giacciono accenni prog non adeguatamente sviluppati ed il tutto si risolve poi in una goliardica festa rock impeccabilmente suonata e con almeno tre minuti di troppo. Una session in scioltezza tra musicisti generosamente trasportata su vinile. Segue il funky lento di Golden Years, che mantiene un tono minore per l’intera durata, offrendo variazioni poco immaginative e mancando dell’intuizione di qualità, del guizzo vincente a far decollare la canzone. Perché un mood tanto dimesso per un testo tutto sommato fiducioso e ottimista? Golden Years dimostrò un buon potenziale commerciale: offerta ad Elvis Presley, venne poi pubblicata dallo stesso Bowie come singolo allorchè il re del rock rigettò l’offerta; nel corso degli anni sarebbe stata tuttavia abbastanza ignorata dal vivo.


Il punto più alto di Station To Station è, facilmente, il caldo lirismo di Word On A Wing, manifesto della nuova dimensione religiosa raggiunta dal Duca, affascinante nel contrasto tra la linearità strutturale della strofa e le complicate intersecazioni delle altre parti. Un deciso step further nella ricerca stilistica del nostro, qui felicemente in grado di sposare gli elementi prog tipici del periodo con il proprio, personalissimo stile creando una delle sue più significative espressioni.


Peccato che la qualità di Word On A Wing abbia scarsi riscontri nelle altre zone di Station To Station. Il Rhythm & blues di TVC 15 è piuttosto insipido, ed anche in questo caso pretestuosamente dilatato e ripetitivo. Il ritornello, nonché il corettino ad opera dello stesso Duca, delinea un pezzo assai poco stimolante, piuttosto indegno del brano che ha seguito; la parte più divertente è il testo stravagante e allucinogeno, che almeno funziona a livello di scherzo.


Appena meglio la track successiva, l’ultima originale, ossia l’hard rock di Stay, che fa parte di quella categoria di pezzi urban nella quale potremmo catalogare tra gli altri i successivi Loving The Alien o This Is Not America; ma anche in questo caso non rappresenta molto di più di un brano d’atmosfera che sfila via senza suscitare particolare impressione.


Oscillante tra il funky rock di Young Americans, le vecchie tensioni glam e gli albori del nascente movimento punk, Station To Station non rappresenta insomma un’opera particolarmente ispirata; tra l’altro Bowie regala solo una trentina di minuti di materiale proprio, scegliendo poi di terminare il tutto con la cover di Wild Is The Wind, che detto per inciso è una delle più memorabili tracce nel disco, ma che ovviamente nulla toglie o aggiunge alla valutazione tecnica dello stesso. Poteva benissimo chiuderlo con Stay, anche se, volendo trovarne un risvolto positivo nella presenza del brano di Dimitri Tiomkin e Ned Washington , il Duca riesce quantomeno ad esaltare (memore di Pin Ups) le proprie qualità interpretative.


Teoricamente sarebbe un buon lavoro di un buon artigiano, ma la valutazione resta bassa in quanto da un David del 1976 si era già abituati a ben altre emozioni. Si rifarà subito, infilando poi una serie di capolavori (Low, Heroes, Lodger Scary Monsters), fino alla svolta brillantina di Let’s dance.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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