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Lunedì, 11 Marzo 2013 12:49

Celebration Day // Led Zeppelin

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Celebration Day // Led Zeppelin	Celebration Day // Led Zeppelin

Prima di decidere di scrivere davvero questa recensione ci ho messo alcuni mesi, mesi di riflessione. Cosa si poteva raccontare di un concerto atteso 26 anni? Cosa si poteva dire in più sulla rock band più influente della storia del rock? Cosa potevo dire di non banale?

 

Alla fine la voglia di raccontare a chi non li conosce e a chi li conosce ma ha scelto di ignorare un’operazione che sembra solo il canto del cigno di un “grande nome”, è stata troppo forte ed eccoci qua.

Vi racconterò dell’esperienza auditiva tralasciando di parlarvi della versione video del concerto che però consiglio vivamente (io l’ho vista al cinema e ho ancora i brividi...).

Comincio subito con lo sgombrare il campo da tutti i dubbi o le incertezze : i 20 milioni di persone che richiesero tramite lotteria i biglietti per questo evento (fra cui il sottoscritto) non sbagliarono.

Non fu un’operazione commerciale (anche perchè l’aver venduto 300 milioni di dischi basta e avanza per qualche vita) come si sente dire in giro.

Il 10 dicembre 2007 si tenne il Concerto con la C maiuscola, forse il miglior omaggio al loro amico e scopritore Ahmet Ertegun, il boss della Atlantic alla memoria del quale si tenne la serata.

Subito dalla prime note di Good Times Bad Times (primo brano del primo album...scelta azzeccata e simbolica) ci si accorge che questi fanno sul serio e il “nuovo” acquisto, il figlio del compianto John Bonham, è un batterista spaventoso.

Dimenticati i passi falsi degli anni 80 e i duetti acustici, Jimmy Page-Robert Plant-John Paul Jones e Jason Bonham creano un muro di suono, un’architettura di suoni inconcepibile (se pensate che sono solo in 3 strumentisti...) come ai tempi d’oro e i sorrisi di compiacimento che Page e Plant si scambiano spesso ne sono la prova. Certo la voce di Plant non ha più vent’anni e nemmeno le dita di Page ma la magia che si crea è immortale come un brano di Mozart.

Il dubbio più grande lo si aveva su Page, l’architetto e l’artefice del Dirigibile di Piombo, sparito da anni, anche qui sono bastati pochi brani per confermare al mondo che il mago della dinamica non ha rivali nemmeno oggi.

Il gioco “di luci e ombre” che ha sempre contraddistinto gli Zep prosegue con Ramble On, un pezzo quasi mai fatto dal vivo che non sfigura nella sua veste live con poca melodia e molto rock.

E poi Black Dog, In My Time of Dying e addirittura un inedito live For Your Life , una festa di melodia blues e hard rock, e quando la band attacca con il rock funk di Trampled Underfoot (dopo aver ringraziato il Robert Johnson di Terraplane Blues) il buon John Paul Jones dimostra ancora una volta di più al mondo perchè è considerato uno dei musicisti piu completi e influenti del rock, con le sue dita che volano sulle tastiere.

L’apice dello spettacolo lo si raggiunge forse con le atmosfere cupe e livide di No Quarter, anche qui un pezzo con il marchio a fuoco “light & shades” e con un Jonesy sopra le righe, poi Since I’ve been Loving You e Dazed & Confused : il blues dei primordi che abbraccia il rock. La fusione per cui saremo sempre grati a James Patrick Page.

Stairway To Heaven la si può raccontare con la frase con cui Plant la chiude : “Hey Ahmet we did it”...forse la loro canzone più famosa più richiesta che il buon Robert si è sempre rifiutato di ri-cantare ancora dopo le disavventure capitate a lui a Bonham alla band, troppa vita passata da quei giorni.

Un alone di mistero ha sempre circondato tutto quello che riguardava questo pezzo ma finalmente la chitarra doppia di Page ha potuto risuonare nota per nota l’assolo piu bello della storia del rock in maniera strabiliante e le lacrime che nel video si notano rigare i visi di due ragazzine in prima fila sono la prova della loro irraggiungibile grandezza.

Quando il pubblico sembra aver sentito il meglio,quando sembra che Misty Mountain Hop sia la parabola verso la fine della serata,  gli Zep sfoderano una versione di Kashmir, che è il capolavoro di questo live con una citazione di merito per Jason Bonham : forse non avrà la potenza devastante del padre e il suo carisma, ma la tecnica di quest’uomo è impressionante forse superiore a quella dello stesso John.

In chiusura due pietre miliari della storia della musica moderna : Whole Lotta Love, definita da tutti i chitarristi rock la canzone che ha cambiato tutto e Rock And Roll, un inno al vero spirito della musica rock e una chiusura spettacolare per una serata perfetta.

Il miglior lieto fine della storia non poteva che essere questo.

Mai ci si sarebbe potuti aspettare tanta perfezione e forse gli avremmo perdonato anche una serata meno bella, con suoni piu pacati piu folk californeggianti e invece un addio col botto. Se ne sono andati proprio come erano entrati nelle nostre vite con una violenta scarica elettrica.

Una scaletta di capolavori difficilmente eguagliabile e replicabile suonati così.

Chi vi scrive è ancora in estasi per la notizia della ripubblicazione dei 10 album dei Led Zeppelin con inediti annessi nei prossimi mesi (2013-2014) che ovviamente cercherò di recensire per voi e per la notizia che Jimmy Page non ha nessuna intenzione di ritirarsi , “ho ancora tanta musica e voglia di suonarla”.

Concludo dicendo che anche se la fine è stata perfetta, i recenti ammiccamenti di Plant lasciano una tenue speranza a chi, come me, darebbe l’anima per poterli vedere dal vivo almeno una volta.

Sarebbe una vera scalinata verso il paradiso...

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