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Mercoledì, 20 Febbraio 2013 15:06

Death Magnetic // Metallica

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Death Magnetic // Metallica Death Magnetic // Metallica

Dopo ben 5 anni di attesa e dopo un battage pubblicitario degno di un blockbuster di Hollywood, ecco finalmente uscita la nuova fatica dei Quattro Cavalieri di San Francisco, probabilmente la heavy metal band più influente, amata ed odiata della storia della musica.


Senza volersi soffermare sulle vicissitudini che i quattro hanno passato dal 2003 ad oggi (cambio di bassista, ricovero del cantante/chitarrista James Hetfield in una clinica di disintossicazione, cambio del produttore storico,ecc …) questo disco rappresenta un chiaro tentativo di lasciarsi alle spalle gli ultimi 15 anni della loro storia musicale, per ritornare a quel sound pesante ma allo stesso tempo melodico e “pop”, che ha sempre contraddistinto le loro opere.



Inserito il cd nel lettore, non troverete nessuna traccia del blues-metal-country di Load o del rock-pop di Re-Load o del rabbioso sound sporco e senza produzione di St. Anger, che sono stati il tentativo estremizzato di evolversi sempre e comunque a dispetto di critica e fughe di fans. Il lavoro si apre con un battito di cuore…e questo la dice lunga sul significato di questo disco…la rinascita dopo la quasi “morte” del gruppo…E poi ecco That Was Just Your Life, il primo pezzo è anche il manifesto del disco, melodia cupa iniziale, suoni ovattati e poi una crescente mitragliata da headbangin’ come non se ne sentiva dal 1988, ed erano i tempi di And Justice For All, il cantato è un tutt’uno con i riffs che Hetfield ci spara negli amplificatori e si può riassumere in una citazione “Quasi come la tua vita…Quasi come la tua lotta infinita”, la vita non facile del cantante compare sempre nelle sue cupe liriche. Fin da subito ci si accorge che non sono tutte positive le sensazioni che ci arrivano, quasi come un dejà-vu ci accorgiamo pian piano che la batteria manca di fantasia, non è una novità che il buon Urlich non sia un mago delle pelli, e soprattutto, e qui il senso di delusione è più forte, l’immenso talento del nuovo bassista Robert Trujillo non è stato valorizzato a pieno e, a parte in qualche episodio sporadico, ce ne accorgiamo anche in altri pezzi…peccato. Ma queste sensazioni negative sono poca cosa fortunatamente a dispetto dei riffs e soprattutto degli assoli davvero old-style che Kirk Hammett produce a raffica.


Il secondo e terzo brano dell’album, The End Of The Line e Broken Beat & Scarred, sono due pezzi che dal vivo troveranno il loro compimento, certamente non dei capolavori ma con all’interno riffs trascinanti e assoli che sembrano uscire dagli anni ’80, quasi come se di proposito il produttore Rick Rubin avesse usato la DeLorean del film Ritorno al futuro a 88 miglia all’ora per produrre questo disco. Fanno capolino ogni tanto le melodie che hanno reso famosi i Metallica negli anni, quasi all’improvviso come delle amiche non invitate ad una festa, ma che sono ospiti graditissime.



Finalmente eccoci al singolo che aveva anticipato l’album, The Day That Never Comes, la sintesi in musica del perché i 4 di Frisco sono diventati delle rockstar planetarie: l’abilità di riassumere in una canzone i desideri di metallari intransigenti, amanti dell’ hard-rock melodico e anche del blues. Si passa dalla melodica apertura arpeggiata, all’esplosione dei riffs e della batteria, al ritorno alla melodia, dove la voce, migliorata negli anni, di Hetfield, la fa da padrona, profonda e tagliente. Ispirate anche le liriche “Aspettando quel giorno, Quel giorno che non arriva mai, Quando ti alzi e senti il calore, Ma la luce del Sole non arriva mai”, una speranza che non muore ma rischia il soffocamento in una realtà tanto dura e ostile. Questo dura per due strofe ma poi la musica cambia, il ritmo aumenta sempre di più, le urla di Hetfield angoscianti ci trascinano in una cavalcata trash-metal, “Qui in questa prigione, Non soffrirò più, Lo giuro”. Ecco poi uno stupendo bridge con Hetfield ed Hammett a rispondersi e un assolo melodico e velocissimo. Un brano che si stamperà nelle vostre orecchie.



Il disco prosegue alla grandissima con un brano che entrerà nella storia della band, All Nightmare Long. Un altro inizio melodico e cupo ma che piano piano si trasforma in una cavalcata di riffs velocissimi e trascinanti, melodici ma allo stesso tempo “cattivi”, pieni di cambi di ritmo che sono il marchio di fabbrica dei Metallica e che finalmente il mondo può riassaporare. Le linee vocali soprattutto del ritornello sono geniali, “Perché noi ti daremo la caccia senza pietà, Ti daremo la caccia, Per tutta la durata dell’incubo” e alla fine due assoli come solo Hammett sa creare, melodia e velocità messi in un frullatore di metallo. Dopo un brano del genere, inevitabilmente il seguente Cyanide ci sembra “normale”, senza verve al primo ascolto, nonostante finalmente il basso di Trujillo comandi le operazioni della ritmica. Dopo qualche ascolto però la canzone ci entra in testa e la sua melodia accattivante la fa risultare un riuscito mix fra vecchio e nuovo sound. Il testo evoca morte e suicidio, probabilmente anche questo frutto delle esperienze estreme di Hetfield.
Quando la melodia di un pianoforte riecheggia nello stereo forse si ha voglia di controllare di aver messo il cd giusto, ma è solo l’intro dell’ennesimo capitolo della saga The Unforgiven III. Un pezzo lento all’inizio, con archi e pianoforte, una melodia vagamente “Morriconiana” (si sa dell’amore di Hetfield per i film di Sergio Leone), poi l’arpeggio di basso e chitarra e la canzone si sviluppa sui canoni di una power-ballad, ben suonata e cantata alla perfezione. Emozionante a tratti ma forse troppo slegata dal resto del disco per non sembrare un tentativo di non dimenticare gli anni ’90. Anche la seguente traccia, The Judas Kiss, è un gradino sotto il resto del disco. Piena di riffs e cambi di ritmo e direzione, con un assolo messo lì quasi a ringraziamento per Jimi Hendrix, ma troppo scontata e senza l’alone di imprevedibilità e potenza melodica del resto del disco.
Mancava un tassello fondamentale per considerare questo lavoro un album “Metallica Old-Style” al 100%, la canzone strumentale ed eccola qui, Suicide & Redemption. Il pezzo è un fantastico esercizio di bravura e finalmente una valvola di sfogo per il talentuoso bassista californiano, non male ma nemmeno imprescindibile.
A chiudere in bellezza ci pensa My Apocalipse, un pezzo “totalmente Metallica”. L’ABC del trash-metal e di quello che ne è derivato, dal testo cupo e vagamente sabbathiano al cantato ruvido, dai riffs iper-veloci tecnici e dai ritmi altalenanti per arrivare all’assolo “disumano” di Hammett, finalmente ispiratissimo come negli anni di Justice.



Dopo vari ascolti, si può affermare senza dubbio che nonostante le critiche durissime a cui sono stati sottoposti negli anni, alcune anche condivisibili, e nonostante tutto, i Metallica siano sempre una delle più grandi band di sempre, abili nello scrivere canzoni di presa ma sempre imprevedibili. Il ritorno al passato è stato lo strumento per dimostrare al mondo che quello che oggi suonano in tanti, lo avevano inventato loro e lo sanno suonare ancora alla grande e anzi come pochi al mondo. Il disco non è un capolavoro, ma un ottimo segnale di vitalità, un ritorno al passato per regalarne le emozioni al futuro.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Metallica
  • Etichetta: Elektra/Universal
  • Anno di pubblicazione: 2008
  • Album: Death Magnetic
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