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Mercoledì, 20 Febbraio 2013 14:57

Zenyatta Mondatta // The Police

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Zenyatta Mondatta // The Police Zenyatta Mondatta // The Police

Su quali prerogative erano basati i primi due, brillanti, lavori dei Police? Su una possente mistura di white reggae and punk rock, oltre che sulle modulazioni acuto-isteriche della voce di Gordon e i virtuosismi strumentali dei di lui compagni, particolarmente Summers. L’assenza di uno di questi ingredienti porta all’emissione di un disco flaccido, molliccio, con poche canzoni di un certo livello ed una certa noia di sottofondo che si dipana lungo l’arco dei quaranta (scarsi) minuti.

 


Il trio rinuncia inaspettatamente alla matrice rock duro e puro della propria musica e ciò porta a risultati discutibili, come l’ accoppiata di Man In The Suitcase e Canary In A Coalmine, che rappresentano praticamente lo stesso brano, una sorta di ska leggero ornato da orlature di pianoforte o chitarra a renderle almeno distinguibili, ma dal peso specifico trascurabile. Persino il tema trattato, frenesie e paranoie a go-go, è lo stesso, con la consueta efficacia di Sting nel beffeggiare spietatamente le sagome più grottesche della nostra civiltà.


Un altro difetto dell’album è che risulta talvolta ripetitivo, eccessivamente dilungato in certe parti. Il funky lento di When The World Is Running Down, You Make The Best Of What’s Still Around da lo stesso senso di annoiata spossatezza che traspare dal testo, titolo compreso. L’andatura tribale di Voices Inside My Head e l’incedere ipnotico di Shadow In The Rain godono di una piacevole idea di base ma soffrono poi di prolissità, acuita dall’ assenza di variazioni di rilievo.



A livello di testi, il fatto che ben tre siano le tracce strumentali è di per sé abbastanza indicativo. Si registra comunque una svolta politico-sociale, che verrà più ampiamente focalizzata da Ghost In The Machine. A tal proposito, il sarcasmo del protagonista di De do do do de da da da, che oppone insensati monosillabi alle fitte e boriose (ed altrettanto insensate) ciance “delle persone importanti” è in questo contesto l’espressione più incisiva, e disperatamente attuale trent’anni dopo, della raccolta.


Non è dato però sapere, ad esempio, quanto autentica possa essere la denunzia espressa da Driven To Tears, se ancora sincera o già impregnata di quella stessa demagogica retorica, visto che l’autore di questa accorata denunzia della indigenza dilagante nel mondo stava assurgendo allo status di ricca e celebrata rock star.
Il funambolico batterista Stewart Copeland sforna a sua volta un paio di pezzi che non raggiungono comunque il livello delle quattro brillanti espressioni che aveva piazzato in Reggatta De Blanc. Bombs Away è il ritratto canzonatorio di un signore della guerra (con riferimenti alla recente invasione sovietica in Afghanistan), illustrato con la leggerezza ed il surrealismo che caratterizzano le creazioni del drummer americano; The Other Way Of Stopping è un altro strumentale, poco meno che superfluo, costituito da un unico riff di chitarra, una specie di boogie rallentato, negli intervalli del quali Copeland inserisce stacchi, rullate ed altre espressioni del suo indiscusso genio.


Di fronte a un materiale tanto inaspettatamente di seconda scelta, emerge fortunatamente il solito, eccelso lavoro di chitarra di Andy Summers a turare qua è là le falle, anche se poco può fare (ad esempio) di fronte all’inconsistente presenza di Don’t Stand So Close To Me, oltretutto il singolo più venduto dal disco; riesce comunque sempre a conferire una certa dignità formale al prodotto. Vi contribuisce un brano come Behind My Camel, l’ennesimo strumentale, con il quale avrà la meritata soddisfazione di ottenere un grammy per la “Best rock instrumental performance” due anni dopo. Detestata dal resto dei componenti della band, la canzone, un esercizio orientaleggiante e distorto, introduce quantomeno un sintomo di originalità creativa.



Gli interessanti spunti melodici di Driven To Tears, la vitalità di De Do Do Do e le poche altre qualità trasparenti dai solchi di questa terza opera dei Police non bastano a cassare l’impressione di un disco fatto di corsa, non troppo ispirato e malauguratamente privo delle smaglianti escursioni rock e punk delle prime prove.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: The Police
  • Etichetta: A&M Records
  • Anno di pubblicazione: 1980
  • Album: Zenyatta Mondatta
Letto 2090 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Febbraio 2013 15:12
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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