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Venerdì, 15 Febbraio 2013 16:38

The Miracle // Queen

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The Miracle // Queen The Miracle // Queen

Dopo il vasto consenso decretato a Kind Of Magic e la mastodontica tournèe mondiale che ne era conseguita, il gruppo si concede una pausa prolungata per poi tornare in studio e sfornare quello che ne può essere considerato l’ideale continuazione: evidenti sono infatti le analogie nei temi trattati e nella proposta musicale ad ampio respiro, chiaro segnale di entusiasmo ritrovato.



Si denota, da The Works in poi, una sensibile prevaricazione della vena hard rock sulla melodia, condita ancora comunque qua e là dalla componente funky che si è materializzata nella Queen music dall’epopea di Hot Space. Essa si dimostra un additivo di qualità laddove porti, ad esempio, alla creazione di Invisible Man. Ma come dicevamo, la devastante elettrica di May resta imperiosamente in primo piano per la gran parte del disco: I Want It All, Khasoggi’ s Ship e Was It All Worth It ne sono i più brillanti esempi.

Il primo sarà anche il singolo d’apertura di The Miracle; pezzo di matrice heavy, diretto discendente di Gimme The Prize o Hammer To Fall, comprende anche un middle eight melodico a cura vocale dello stesso Brian. La compattezza e la coralità del brano vennero premiati da un largo successo di classifica. La title track, che ne segue, è la traccia più melodica dell’opera ed anche certamente la più impegnativa: consta di repentini cambi di tempo, eleganti variazioni di tema ed un testo che sprizza positività da tutti i pori, concludendosi con un vivido augurio di fratellanza universale. La speranza, l’inafferrabilità e l’imponderabilità della nostra esistenza sono le tematiche sviscerate da Mercury e compagni nell’album. Rain Must Fall esemplifica il tutto, con il suo incedere ritmato ed allegro accompagna le inquietudini ed il senso di fatalità che contraddistingue le nostre giornate. Riflessioni magari dettate dai primi segni delle malattia del leader? Non è escluso, ma la vitalità propria della band riaffiora prorompente in più di un’occasione.

Party / Khasogghi’s ship scatena l’ascoltatore con una prima parte soul-funky ed un seguito heavy, fusione stilistica rischiosa ma infine affascinante, il tutto condito da baldanzose affermazioni di autostima e forza: “Chi ha detto che la mia festa è finita? Sono in forma smagliante”, evidente risposta ai primi mormorii circolanti circa le condizioni di salute di Mercury. Pienamente riuscita ed appunto, vitale, anche la già citata The Invisible Man; al basamento funky Brian sovrappone un arrangiamento + assolo di elettrica vorticoso, certo memore dell’azzeccatissima resa di Back Chat pochi anni prima. Non solo oro in questa nuova raccolta: l’ insipida My Baby Does Me, inutile e smielato intermezzo d’atmosfera in una collezione tanto briosa, avrebbe dovuto restare relegata in qualche lato B o meglio ancora in fondo ai cassetti degli studios.

Allo scoccare del lato B, Breakthru è un’altra maestosa espressione rock, appena appesantita da un’ampollosa sporcata di elettronica, ed è poi con la stessa potenza che si chiude The Miracle. Prima con l’ accorata denuncia in minore di Scandal, di straordinario impatto emotivo, che rivela la sofferenza (di May) derivante dalla fine di un rapporto sentimentale oltretutto divorato dalle luci della ribalta, e, soprattutto con la poderosa Was it All Worth It, un riff che è classico “Queen sound”, pare lievitare dalle ceneri dei dischi glam dei primi ’70. Un’orgogliosa auto confessione di un’artista che spiega come sia senza dubbio valsa la pena di lottare per tanti anni, superando peripezie e avversità, per ottenere certi risultati e guardare indietro con fierezza alla carriera. La canzone non è a caso inserita alla fine di The Miracle; sembra quasi il tentativo di voler razionalizzare, metabolizzare direi il senso di catastrofe incombente che iniziava a gravare sulla band.

Qualcosa, è il caso di dirlo, di “miracoloso” che ineluttabilmente stava per avere fine.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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