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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Lunedì Febbraio 18, 2019
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Giochi senza frontiere

Fresu - Sosa

Luogo: Teatro Fraschini, Pavia

Data: 12 marzo 2012
Voto: 8,5

 

Atmosfere evocative, trance elettronica e pulsazioni afrocubane in un rito sciamanico dall'espressività moderna, aperta alle contaminazioni e alla rilettura della tradizione. La coppia Fresu-Sosaoltrepassa i confini imposti da un mercato sempre più omologato, in una emozionale esplorazione creativa, sfruttando la tecnologia presente in entrambi i set-up dei musicisti.

Il repertorio proviene dal nuovo disco Alma, inciso dal duo per la neonata etichetta di Paolo Fresu (Tùk Music) dove, al trombettista sardo e al pianista cubano, si aggiunge in alcune tracce il violoncello del brasiliano Jaques Morelenbaum.

La musica riflette il carattere cosmopolita dei due artisti: l'anima jazz, propulsione primaria delle composizioni, si colora di influenze mediterranee, caraibiche e africane condite da un sapiente dosaggio dell'elettronica. I campionamenti ritmici e vocali si integrano ai suoni del piano elettrico, agli effetti ricercati applicati alla tromba e al flicorno affiancati dalle linee di pianoforte, regalando brani come l'ipnotica No Trance o S'Inguldu in apertura, che dal vivo perde la connotazione fusion. La title track del disco, dall'armonia impalpabile, muta lentamente in leggeri afflati afrocubani, mentre “Angustia” è un veicolo ritmico per le evoluzioni virtuosistiche del duo.

In scaletta anche l'unico brano non originale dell'incisione, la cover “Under African Skies” di Paul Simon, tratto dal pluripremiato Graceland.

Un combo coeso dalle dinamiche variabili, aperto all'improvvisazione estemporanea, in cui l'estro giocoso di Sosa è complementare alla vena istrionica di Fresu.

Il concerto, gratificato dai lunghi applausi del pubblico, è l'ultimo di una serie di date europee per presentare l'album; nel doppio bis un sentito omaggio a Lucio Dalla con la rilettura di Caruso, arricchito da una coda improvvisata, che Fresu presenta come uno dei brani che meglio ci rappresenta all'estero.


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Tullio De Piscopo & Band - dal Blues al Jazz con ... Andamento Lento

TULLIO DE PISCOPO & BAND

www.tulliodepiscopo.it

Luogo: Teatro Galleria, Legnano (MI)
Data: 24 febbraio 2012
Voto: 6

Mattia Cigalini - sax alto
G.Luca Silvestri - chitarre
Fabio Visocchi - tastiere e piano
Cesare Pizzetti - contrabbasso ed electric bass
Matteo Mammolo - percussioni
Tullio De Piscopo lead - voce e drum

Nulla come la musica riesce a intrappolare e conservare le nostre emozioni, stati d’animo, sensazioni, e a restituirceli, fossero anche trascorsi decenni, con la stessa vividezza del momento in cui li abbiamo vissuti. Così è per alcune canzoni che si sono insinuate nei nostri primi anni di vita, formando una specie di colonna sonora, spesso annidata nell’inconscio, che attende solo di essere rievocata. Per questo motivo, mi chiedo quanti, bambini negli anni ottanta, non abbiano  indissolubilmente impresso nella memoria il riff e il nonsense di Andamento Lento, e quanti abbiano provato la mia stessa emozione e curiosità di fronte alla possibilità di sentirla intonare dal vivo dall’autore a 24 anni dalla sua creazione.

Possibilità che si è concretizzata grazie al progetto di beneficienza di Eventi per il mondo, per la cui causa si sono esibiti nel Teatro Galleria di Legnano artisti del calibro di Gino Paoli, Giorgio Conte e, appunto, Tullio De Piscopo.

Ma il lato nostalgico non è l’unico che rende affascinante questo concerto: De Piscopo è un batterista virtuoso e sanguigno, esuberante e tecnicamente ineccepibile, passionale e virtuoso. Un mix decisamente allettante.

Anticipano l'ingresso del festeggiato (cade, infatti, proprio il 24 febbraio il compleanno di De Piscopo, come suggerisce un grande striscione affisso dai fan in galleria) i suoi giovani scugnizzi, in realtà jazzisti affermati e conosciuti; l’intro strumentale crea attesa, l’atmosfera resta sospesa fino all’ingresso di De Piscopo tra gli applausi del pubblico.

Già durante il primo brano emerge l'effervescente Mattia Cigalini: perfettamente a proprio agio sul palcoscenico si renderà protagonista, nel corso dell'esibizione, di duetti spumeggianti con l'incontenibile De Piscopo che sentenzia, abbracciandolo: «Così giovane, eppure così bravo!»

La componente scenica è evidentemente parte integrante e imprescindibile dello spettacolo: così il ritmo tribale di Primavera è sottolineato nel finale dalle percussioni suonate da tutti gli strumentisti schierati a bordo palco. Da lì, il passaggio all' "Hidee-hidee-hidee-ho" (Minnie The Moocher) lanciato verso il pubblico è breve.

Tocca a Cesare Pizzetti l'introduzione del brano successivo in cui De Piscopo si lascia andare ad un assolo a dir poco pirotecnico, passando in rassegna ogni singolo componente della batteria, senza esclusione di colpi.

Abbandona quindi la postazione dietro le pelli, si porta al microfono e lo spettacolo si trasforma in vera e propria commedia famigliare: prima il batterista si cala nella parte di nonno Tullio, afferra il nipotino in platea e gli fa provare l'ebbrezza del palcoscenico (cui il bambino sembra del tutto indifferente). Poi la leggerezza dell'infanzia lascia il posto alla tema grave della morte, quella della madre di De Piscopo, che il musicista rievoca con un racconto e col suono degli hang.

Pagina chiusa, è ora il ritmo festaiolo di Conga Milonga ad imporsi, con tanto di inserto rap di Cigalini. E dopo il riscaldamento, ecco lo slancio di Andamento Lento che si fonde con Sex Machine e Blues Brothers, prima di ritonare sul suo celebre refrain: le bacchette di De Piscopo, scatenate, non risparmiano nemmeno le corde del basso di Pizzetti.

Il ritratto famigliare lasciato in sospeso viene ora completato con l'esibizione della nipotina che accompagna il nonno durante la canzone ispirata dalla sua nascita, Ballando ballando.

Il momento più clou della serata è toccato quando De Piscopo riprone il brano presntato all'academie de france che gli valse il primo premio consegnatogli direttamente dalle manio di Billy Cobham: l'assolo scorrre sulle pelli, tra cui spicca una seconda grancassa inserita tra il raid e il china, sfocia nella dance e trionfa sui Carmina Burana, mentre coriandoli piovono dal cielo.

Per i bis Tullio De Piscopo riserva Torero, brano che - ci spiega - avrebbe dovuto reincidere assieme al suo illustre conterraneo Renato Carosone (progetto che sfortunatamente non si sarebbe mai concretizzato). C'è spazio ancora per un paio di brani e un omaggio per il compleanno del cantante, prima che la sala inizi lentamente a svuotarsi.

 

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jerry bergonzi trio all'Art Blakey di Busto arsizio

JERRY BERGONZI TRIO

 

www.manomanouche.com

Luogo: Art Blakey, Busto Arsizio (VA)
Data: 27 febbraio 2012
Voto: 7,5

 

Jerry Bergonzi - sax tenore

Dave Santoro - contrabbasso

Andrea Michelutti - batteria

 

 

 

Di italiano, a Jerry Bergonzi non resta che il nome: è l'orgoglio americano (concetto così affascinante, forse perchè così estraneo a noi italiani) a trasudare non solo dal look del celebre sassofonista, da quei jeans, T-Shirt e cappellino da baseball che sembrano una divisa nazionale, ma anche e soprattutto dalle parole che accompagnano il brano di apertura. «E' giusto amare un presidente che ama la musica» dichiara, e omaggia Barack Obama dedicandogli il pezzo.

Così prende il volo la serata che vede Bergonzi tornare all'Art Blakey Jazz Club a distanza di dieci anni dalla prima volta; l'occasione è il terzo appuntamento della rassegna JAZZaltro, che cade in concomitanza con l'ultimo concerto della stagione live del club.

Dalla tematica temporale si passa a quella spirituale con il brano successivo, Awake, ispirato al compositore da una parabola su Buddah: l'illuminato, sceso dalla cima della montagna su cui stava meditando da tempo, a chi gli domandava se fosse un un dio, un santo o un alieno, rispondeva semplicemente: «Son desto» (I'm awake, appunto). Sono le vivacissime note del sax tenore a tracciare l'andamento del brano, poi le bacchette di Andrea Michelutti prendono il sopravvento; una battuta di contrabbasso e l'ensemble si riunisce per il finale.

Di sè Jerry Bergonzi dice solo che sfotunatamente non ha mai imparato l'italiano. Ma dei suoi compari di ribalta tesse le lodi definendone metaforicamente le qualità: Michelutti è «l'uomo che ti seguirebbe ovunque, anche in un vicolo oscuro, e che sa sempre darti la cosa di cui hai bisogno al momento più oppurtuno». Dave Santoro è invece il "big man" dietro al contrabbasso, «quello che dirige il traffico o che sta dietro ai fornelli. Insomma, il cuoco».

E, subito dopo, le note di note di Silent Flying iniziano a fluire dal sassofono di Bergonzi, sembrano levitare impalpabili sopra al fruscio delle spazzole, fluttuano ambigue e infine si dissipano sul solo di contrabbasso.  Segue Demolian Mode, altro brano tratto da Three for All.

Il primo set si chiude come si era aperto, con una dedica, questa volta diretta ad un caro amico di Bergonzi, il primo che - ci spiega il sassofonista - ha creduto in lui: You're My Everything.

Protagonista assoluto del rientro in scena è il sassofono tenore: un solo eclettico e variegato permette a Bergonzi di far sfoggio di tutta la maestria strumentale per cui è celebre nel mondo. Tocca a Michelutti l'avvio del pezzo successivo: le bacchette scorrono su tom e rullante, la cordiera inizialmente è assente, e poi inserita per marcare la seconda parte nel solo più frenetica e serrata. La batteria carica e il sassofonista rientra a pieno regime, con un fraseggio e un'intensità interpretativa che provocano l’esaltazione del pubblico.

La ballata successiva serve a ripristinare lo stato di quiete in sala, lo swing spensierato di chiusura a congedare allegramente il pubblico che affollava il club.

Informazioni aggiuntive

  • Artista Jerry Bergonzi Trio
  • Luogo Art Blakey Jazz Club - Busto Arsizio (VA)
  • Data Lunedì, 27 Febbraio 2012
  • Evento Tour 2012

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