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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Lunedì Febbraio 18, 2019
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THE DAMNED

www.officialdamned.com

 

Luogo: Music Drome, Milano
Data: 11 maggio 2008
Evento: Tour 2008
Voto: 8

Chiome colorate, teste mezze rasate, calze bucate, creste e pantaloni attillati ravvivano la monotonia e il grigiore di una domenica sera in via Paravia per concentrarsi nei pressi di un cancello di ferro: siamo all'ingresso del Musicdrome, trasformatosi in tempio punk-rock in occasione dell'unica data italiana dei Damned.

Il pubblico, già caldo dopo l'esibizione di tre gruppi spalla, si accalca sotto il palcoscenico quando Captain Sensible (Ray Burns all'anagrafe) si presenta sulla ribalta con la sua chitarra. Una breve introduzione, un saluto all'audience milanese e il Musicdrome esplode sotto i colpi delle percussioni di Pinch, un autentico propulsore con un tiro trascinante. Tra l'esecuzione dei primi brani, Captain Sensible non si lascia sfuggire l'occasione per uno sfottò ai "cugini" londinesi Sex Pistols, vicini ai Damned per definizione, ma anni luce distanti per arte e mestiere. Quello che colpisce fin dai primi pezzi è infatti la competenza musicale, le originali strutture dei brani e la bravura nell'esecuzione live. In particolar modo è la voce di Dave Vanian a risaltare nell'ottica di un concerto di musica punk: un timbro vocale limpido e deciso, una melodicità insita nello stile di canto, una notevole capacità di modulazione che lo distingue da qualunque altro cantante punk. Non male per un quintetto di cinquantenni egregiamente sopravvissuto ad un periodo musicale così particolare.

Dopo una manciata di brani è ancora Captain Sensible a scaldare gli animi del pubblico, inneggiando al punk come unica vera religione; pochi attimi dopo è invece uno spot ad attirare le sue attenzioni (e le sue ire) poichè Monty Oxymoron, lo spettacolare tastierista, risultava essere troppo in ombra; alcuni minuti di urla più o meno comprensibili e il tecnico delle luci risolve la situazione.

Una scossa di adrenalina attraversa il pubblico quando Pinch percuote le pelli della batteria con una serie di rullate tanto incalzanti quanto riconoscibili: è l'intro di New Rose, loro primo singolo, riportato all'attenzione del grande pubblico nel 1993 dai Guns n' Roses. Lo show, impeccabilmente punk, raggiunge l'apice in occasione dell'ultimo brano della scaletta pre-bis, Smash It Up, quando una ragazza particolarmente esaltata (e devota) è chiamata dalla band sul palco ad intonare il pezzo. La ragazza, accompagnata sulla scena da un amico che si lascia andare ai balletti e improvvisazioni più bizzarri, sembra trovarsi decisamente a proprio agio e, superati i primi imbarazzi, dà vita ad uno dei momenti più divertenti del concerto. I Damned lasciano trasparire in questa circostanza una genuinintà e spontaneità "allo stato grezzo" che oggi è difficile riscontrare persino in giovani band emergenti.

E' il momento del consueto siparietto dei bis, la band esce dalle quinte e rientra intonando Curtains Call, Monty Oxymoron continua a saltare e gesticolare come fosse posseduto fino al brano finale, Neat Neat Neat che lascia sui volti dell'eterogeneo pubblico quell'espressione di soddisfazione e contentezza che sempre ci si augura di avere alla fine di un concerto.

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FRANCO BATTIATO

 

Luogo: Parco della Pellerina, Torino

Data: 7 Luglio 2007

Evento: Traffic Festival

Voto: 7

Incipit: Haiku. Cosa? Ci aspettavamo un'apertura punkabbestia, mentre Franco dalla sua sedia ci sorprende e ci stende con il più sublime dei brani. Il seguito non è da meno, dato che Povera Patria è un capolavoro sociale e riflessivo. Il pubblico sente il brano, ricontestualizza il testo adeguandolo all'attualità e sottolinea i passaggi fondamentali a suon di 80 mila battiti di mani. Seguono tre brani di Fleurs: Amore che vieni, amore che vai (De Andrè), La canzone dei vecchi amanti (Jaques Brel), Ruby Tuesday (Rolling Stones).

Prevedibilmente il Battiato "pianoforte a coda e quartetto d'archi" deve ora lasciare spazio alla sua anima sperimentale e rockeggiante, ma quelle quattro pseudo-punk-sardo-londinesi trascinano lo show un po' troppo sulla soglia del ridicolo. Sgalambro completa l'opera. Chiudono l'esibizione i classici imprescindibili, il bis ci serba L'era del cinghile bianco e Centro di gravità permanente.

E' ora il momento dei Subsonica, una sferzata di adrenalina live: a Disco labirinto segue una rivisitazione di Patriots con Battiato ai cori che cerca, leggio alla mano, di non sbagliare le entrate; il maestro (qui sembra più uno studentello) segue attento i movimenti di Samuel, questi lo guarda con un misto di ammirazione, stupore, tenerezza e divertimento. Un ultimo brano, si spengono le luci del palco e un fiume di persone si riversa ai Murazzi.

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BURT BACARACH

 

Luogo: Teatro degli Arcimboldi, Milano

Data: 26 Ottobre 2008

Tour 2008

Il problema di avere così tanti successi all’attivo nella propria carriera è che si finisce col non sapere dove metterli. Il pubblico si aspetta di ascoltarli tutti quando ha la rara opportunità di passare delle ore in un teatro in compagnia di Burt Bacharach, e lui deve trovare una formula per non deludere nessuno. Ecco dunque un originale show che alterna medley di brani popolari ad esecuzioni integrali di pezzi tratti del suo repertorio più recente (e meno noto) per un totale di tre ore di concerto che l'ottantenne pianista e compositore di Kansas City fa scivolare via con disinvoltura, senza sentirne minimamente il peso.

L'apertura delle danze è affidata a Mario Biondi che, come egli stesso sottolinea, deve molto al maestro statunitense; con la sua voce bollente ha scaldato il pubblico al punto giusto, con cinque pezzi tra i quali non potevano mancare I Love You More e This Is what You Are.

Burt Bacharach fa il suo ingresso in scena dopo che tutti gli altri musicisti hanno già preso posto, saluta il pubblico e si siede al pianoforte a coda, elegante e classico, come ci si aspetta da un autore di classici indelebili. Un accenno di What the World Needs Now is Love infuoca gli animi del pubblico che subito dopo è trascinato nel medley delle immortali Don't Make Me Over, Walk On By, This Guy's In Love With You, I Say A Little Prayer For You, Trains And Boats And Planes, Wishin' And Hopin' e (there's) Always Something There To Remind Me interpretate dale impeccabili cantanti.

One Less Bell To Answer è il primo brano suonato in versione integrale, subito seguito da I'll Never Fall In Love Again. Sulle note di Only Love Can Break A Heart e Do You Know The Way To San Jose le due cantanti si alzano dai rispettivi sgabelli per un’interpretazione ancora più coinvolgente. Anyone Who Had A Heart è seguito da un lungo assolo di tromba e dall’interpretazione dell’unica voce mascile (oltre naturalmente a quella del compositore)

Il secondo medley si apre con il più popolare dei brani, Magic Moment, che presto lascia spazio al più toccante dei brani del concerto The Look Of Love in cui lo stesso Bucharach intona parte del cantato provocando uno scrosciante applauso del pubblico. La sfilza di successi continua con What's New, Pussycat, Arthur's theme e termina con Raindrops Keep Fallin’ on My Head.

Nella scaletta c’è spazio ancora per qualche brano del repertorio più recente prima del gran finale con la ripresa di What The World Needs Now Is Love e Raindrops Keep Fallin' On My Head che lasciano un pubblico in tripudio pienamente appagato.

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