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Lunedì, 04 Marzo 2013 10:16

The Blue Dolls Show // Le ragazze dello swing

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The Blue Dolls @ Jazz Cat Club The Blue Dolls @ Jazz Cat Club

Ci sono alcune doti che io amo particolarmente nei musicisti (non solo di jazz) e direi: il senso della posizione in seno al gruppo, la duttilità, la capacità di porsi al servizio della band e del concerto posponendo il proprio ego (cioè la difficilissima arte dell’accompagnamento), la visione d’insieme, la capacità di non strafare e di essere sempre sul punto, l’ironia e l’autoironia ed infine apprezzo il fatto che i brani ed i musicisti vengano presentati in un certo modo con poche ma mirate parole, quindi non un diluvio verbale, come un comizio, ma neanche il minimo sindacale, solo titolo ed autore (altra difficilissima arte, quella della presentazione).

 

 

Forse sono un vecchio idealista, ma mi piace anche poter imparare qualcosa dai concerti che frequento, fosse anche solo un brano nuovo od un aneddoto: nell’elenco stilato poco sopra ho dato per scontate le qualità prettamente musicali (senso del tempo, dinamiche, intonazione, suoni e quant’altro), che ovviamente sono imprescindibili.

 

Tutte queste caratteristiche ho ritrovato in quantità industriale nel concerto che vado a recensire: forti di un successo mediatico importante, di collaborazioni insigni, in un momento magnifico della carriera, le Blue Dolls sono un trio vocale femminile, accompagnato da un quartetto di strumentisti, la Blue dolls band (piano, chitarra, contrabbasso e batteria), tutto all’insegna dello swing italiano pre e dopo guerra, quindi grande attenzione a Gorni Kramer, Pippo Barzizza ed altri autori dell’epoca, mantenendo come stella polare il Trio Lescano ed il suo lascito (proprio delle Blue Dolls sono le voci autentiche dello sceneggiato TV del 2010 Le ragazze dello swing”).

 

All’insegna della puntualità, in un club quasi completamente esaurito, alle 20.40 la band, presentata dal direttore artistico Gillet, prende il palco e sulle note della classica Blue Skies. Le ragazze entrano in scena, con una mise blu elettrico: gran bel colpo d’occhio e immediato riferimento alle Lescano con Tulipan.   

 

Il primo tempo ci consegna una manciata di classici dell’era, quali Camminando sotto la pioggia, Mille lire al mese, Il pinguino innamorato, La gelosia non è più di moda ed altri: è chiaro non solo che le ragazze sul piano vocale sanno il fatto loro in materia di canto armonizzato, ma che il quartetto ha tale compattezza ed equilibrio da complementare  il lavoro delle cantanti in un unico elegantissimo disegno musicale e coreografico. Gli arrangiamenti del chitarrista Marco Parodi sono dei gioiellini, che esaltano le notevoli qualità musicali dei singoli, rendendo tutto il concerto originale e maledettamente accattivante – pur in un genere estremamente codificato: giù il cappello!

 

Sarà anche il lavoro delle cantanti/ballerine ad essere al centro dell’attenzione in questo spettacolo, ma sicuramente tutto quanto non sarebbe arrivato a quel livello senza una band di questo valore, non dimentichiamocelo.

 

Magnifici interventi strumentali e soli vengono elargiti qua e là nel corso del set, ricordo il contra di Vigorè e la chitarra di Parodi ne Il pinguino innamorato, tutti e quattro in Oh capitan, c’è un uomo in mezzo al mare (qui con coreografia “marinaresca” anche per l’incolpevole Parodi), ma mi viene anche in mente con affetto il solo di piano in Ma l’amore no. Proprio del pianista Paolo Volante sono le presentazioni dei brani e del gruppo, all’insegna di un’umorismo anglosassone, anche nel condannare la banalità di molti testi dell’epoca - ottimo esempio di quanto scrivo in apertura di recensione. 

 

Ancora un ghiotto cameo sul finire del primo tempo, la citazione di Puttin’on the Ritz iUltimissime, di Barzizza.

Il pubblico gradisce - applausi convinti sul finire di Oh capitan... - ma non si spella le mani, molti grandi soli vanno sotto silenzio, mentre meriterebbero consenso pieno.

 

Secondo tempo con cambio d’abito per le Dolls, questa volta color rosso vivo. Passano in rassegna molte pagine musicali, anche tre medley tributo (a Rabagliati, ad Arbore ed a Carosone), tutto eccellente (ne dubitavate?), ma alcuni momenti sono davvero da incorniciare, per esempio il finale a cappella di C’è un’orchestra sincopata o la medley fra Crapa peladaIt don’t mean a thing, più precisamente alla musica del secondo brano veniva applicata il testo del primo…..si sa, un articolo scritto ha dei limiti intrinseci….per esempio…non suona!

 

Finale (di nuovo sulle note di Blue Sky, ed il gruppo cita di tutto…) e due bis, la medley dedicata a Carosone e l’immancabile Pippo non lo sa, con solo di batteria: mi sento felice!

 

Non mancano in Italia gruppi simili, penso alle Boop Sisters che ho visto al festival Jazzascona pochi anni orsono, alle sorelle Marinetti (con l’orchestra Maniscalchi), sempre qui al festival nella scorsa edizione, può darsi che ci sia un certo ritorno di fiamma verso questo genere musicale, il che sicuramente è un bene, ma intanto il lavoro delle Blue Dolls è prezioso ed importante, a prescindere dal momento attuale e, parafrasando uno dei brani del repertorio vorrei chiosare “la qualità non và mai giù di moda…..”      

Informazioni aggiuntive

  • Artista: The Blue Dolls
  • Luogo: Jazz Cat Club, Ascona (TI)
  • Data: Lunedì, 25 Febbraio 2013
  • Evento: Tour 2013
Letto 1985 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Marzo 2013 10:34

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