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Mercoledì, 31 Luglio 2013 07:37

Gli Stones e il mito

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Rolling Stones Rolling Stones

Ho ancora negli occhi le immagini degli ultimi spettacoli dal vivo dei Rolling Stones, rugosi e decrepiti eppure ancora incazzati e pronti a ribadire il loro perenne status di street fighting men.

Sto assistendo alle celebrazioni per i 70 anni di Jagger, timbrati proprio venerdì, improntate alla consacrazione dell’ intramontabile anima dannata del rock. I Rolling Stones stanno per compiere anche, l’anno prossimo, i cinquant’anni dalla prima incisione discografica.

 

Un trionfo, dunque? Si, come trionfali sono stati, per la band inglese, molti di questi cinquant’anni. Eppure gli Stones non sono mai assurti a dimensione di mito. Il mito, per sua stessa definizione è qualcosa d’irripetibile, è il treno che passa una volta, così veloce che non lo vedi neanche, è un'entità in cui, per assurdo, è spesso labile il confine con la meteora, e nessuna di queste peculiarità s’addice a Richards & Co. Gli Stones ci son sempre stati e ormai credo ci saranno sempre. Li abbiamo visti nascere, crescere, litigare a morte e riavvicinarsi, versarsi nelle vene montagne di droga e uscirne sempre indenni (ad eccezione del povero Brian), cavalcare scandali e ed eccessi, invecchiare (male), sempre con la linguaccia di fuori.

 

Ma non hanno mai dato l’idea di poter scatenare isterie collettive a comando, né sono mai passati da padroni del mondo allo scioglimento in meno di un lustro, come quell’altro gruppo inglese di baronetti di cui ora mi sfugge il nome; non hanno mai inciso una sola canzone davvero memorabile per le generazioni a venire, (tranne forse I can’t get no Satisfaction, ma credo che per memorabilia si debba intendere manifesti popolari che agitino le masse, come ImagineGive peace a chance,o brani intonati all’unisono dalla folla, come We are the champions, negli eventi sportivi.. )

 

A meno che si confondi con il mito l’essere (stati) divi sciupa femmine da rotocalco e valorosi rock’n’roller per un mezzo secolo. Poi, diciamo la verità, personalità come Bill Wyman e Ron Wood vi sembrano leggendarie? Per non parlare di Charlie Watts.

A questo punto urge un distinguo. Ho sempre amato gli Stones, non solo per le opere più celebrate ma anche per quelli che chiamo tesori nascosti,vedi l’incredibilmente sottovalutato Undercover (1983) oppure il brillante Tattoo you, di due anni prima, ma resto dell'idea che l'essenzialità della band sia rappresentata da Exile on main street. Purtuttavia, ritengo che sotto molti aspetti la produzione stoniana abbia poco di mitico: né in ambito strettamente tecnico, dove si può parlare di buoni esecutori e di prolifici compositori, ma non certo di innovazione o di virtuosismo (il genio era proprio Jones), né tantomeno a livello di contenuti. Innegabile, viceversa, il carisma di Jagger, ma anche qui si parla di uno tra tanti, anche Bowie o Patti Smith, per non far torti di sesso, ammaliano fin dagli anni sessanta, con la medesima intensità.

Per chiudere in bellezza, ritengo che sia ben poco mitico mantenere una band in vita a dispetto dei santi. E’ un dato di fatto, che negli ultimi 24 anni il gruppo abbia inciso appena quattro album da studio, dei quali il migliore è probabilmente il vivace Voodoo Lounge, datato quasi vent’anni fa...poi, certo, le reunion o i live sui palchi di mezzo mondo, a sudare furenti come tanti decenni fa,sono cose che fan scalpore, specie mediatico, e risultano assai fruttuosi dal punto di vista commerciale, in particolar modo in questi anni, che vedono una proposta artistica di devastante povertà.

Letto 11716 volte Ultima modifica il Mercoledì, 31 Luglio 2013 07:49
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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