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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Martedì Luglio 16, 2019
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Martina Bernareggi

Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

MARTEDI’ 13 DICEMBRE

Per la fine di questo 2011, la rassegna Jazz’Appeal di concerti jazz dal vivo presso l’Università del Melo, regala a tutti i suoi appassionati un appuntamento unico con un’ospite d’eccezione, martedì 13 dicembre alle ore 21.00 in Sala Planet, via Magenta 3 a Gallarate (VA). Non è sufficiente, infatti, affermare che Anne Ducros è la cantante Jazz che tutta Europa non osava più sperare, occorre insistere su un'evidenza: Anne Ducros è “la cosa più bella arrivata al jazz vocale internazionale da molto tempo”, questa l’impegnativa definizione di un autorevole critico del settore. Ad accompagnare la cantante francese in questa serata memorabile ci sarà il trio composto da Giuseppe Emmanuele al pianoforte, Yuri Goloubev al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria.

Leggi la recensione del concerto

Domenica, 11 Dicembre 2011 10:52

Tommaso Starace Quartet a Busto Arsizio

Tommaso Starace quartet - Art Blackey Jazz Club L'Art Blackey Jazz Club di Busto Arsizio presenta

Tommaso Starace Quartet in concerto

La serata sarà dedicata a Michel Petrucciani, pianista jazz francese tra i più apprezzati in America e nel mondo per la straordinaria tecnica, eleganza di esecuzione e la grande carica positiva che riusciva a comunicare attraverso le sue composizioni.

Con:
Tommaso Starace: sassofono
Michele Di Toro: pianoforte
Attilio Zanchi: contrabbasso
Tommy Bradascio: batteria

 

Leggi la recensione

Rosa Brunello quintet live @ Art Blakey jazz cluc

ROSA BRUNELLO QUINTET

www.myspace.com/rosabrunello

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
Data: 14 Novembre 2011
Voto: 6


Rosa Brunello - contrabbasso ! David Boato - tromba e flicorno | Piero Bittolo Bono - sax | Riccardi Chiarion - chitarra | Luca Colussi - batteria


Se non proprio un filo conduttore, si può scorgere, nell’ultima serie di concerti dell’Art Blakey jazz Club di Busto Arsizio, una tendenza: dare sempre più spazio a formazioni capitanate dal gentil sesso. Alla grandiosa prova dei Gaia Cuatro, tracciata dall’archetto impetuoso di Aska Kaneko, è seguito il concerto del trio di Chihiro Yamanaka ed infine la prova di questo giovane quintetto voluto da Rosa Brunello, graziosa e tanace contrabbassita lagunare.

E’ sua la firma su quasi tutti i brani suonati nel corso della serata, che inizia appunto su un riff di contrabbasso, subito rimarcato dalla batteria nell’attesa che anche la chitarra si aggiungesse affinché il sax di Piero Bittolo Bono e la tromba di David Boato potessero spiaccare assieme il volo.

Stesso incipit per la seguente Viali in fiore: il contrabbasso scandisce un riff orecchiabile replicato dalla chitarra elettrica su cui sax e tromba entrano sinuosamente all’unisono. Cambio di tempo e ritmo per uno stacco swingante prima del ritorno al tema iniziale, da cui sfileranno gli assolo dei musicisti con un Bittolo Bono scatenato.

Spazzole e flicorno per la successiva ballata Sister 'n Lò, dedicata alla sorella nel giorno delle sue nozze, in cui trova spazio un assolo della Brunello prima che il sax si faccia carico della chiusura del brano. Decisamente più frenetica e articolata, Malasaña sembra evocare il vivace quartiere di Madrid da cui prende il nome, diventando quasi delirante nell’assolo finale del sax tenore in cui Bittolo Bono sembra fare il verso a John Zorn.

Al rientro in scena dopo la pausa il quintetto esegue il primo brano che non porta la firma della sua leader, ma di un altro Brunello, il padre di lei. David Boato abbandona la sordina utilizzata il Laguna per tema e assolo, eseguito con qualche esitazione, della successiva Camarones a la plancia.

Prima di chiudere il concerto Rosa Brunello dedica un brano alla danzatrice e scenografa Pina Bausch in nome di una sorta di sincretismo artistico da cui i musicisti a volte non possono prescindere.

Di questa giovane formazione, quello che salta subito all’occhio è la determinazione e l’entusiasmo e, in particolar modo per quanto riguarda l’autrice dei brani, una notevole propensione alla melodia che conferisce un’immediata orecchiabilità a molti dei brani proposti. D’altro canto si sente forse la mancanza durante l'esecuzione di "altruismo" e condivisione, nel senso che, troppo concentrati sui loro strumenti, complice probabilmente la mancanza d’esperienza, i musicisti riescono ancora a creare quell’atmosfera ludica e consapevole che riesce sempre ad appagare anche chi è in ascolto.

Rock e Immaginazione

PFM - Live @ Phenomenon Music Club Fontaneto d'Agogna

PFM

Luogo: Phenomenon Music Club, Fontaneto d'Agogna (NO)
Data: 25 novembre 2011
Voto: 8

L’incontro con Fabrizio De Andrè (da cui scaturì il celebre tour che tra il 1978 e il 1979 fece tappa in tutte le principali città italiane) è stata un’esperienza tra le più significative nella carriera artistica della PFM e, probabilmente, anche a livello umano ha lasciato il segno tra i componenti della storica band rock progressive, tanto che il pensiero di Franz Di Cioccio ad inizio concerto va proprio a lui: «Fabrizio ci ha fatto capire cos'è la poesia, e noi lo abbiamo aiutato ad acquisire la consapevolezza che la sua musica fosse meglio di quanto lui stesso credesse».

Prima che le note di basso inizino a scandire l’attacco di Come ti va, Di Cioccio termina le presentazione anticipando che il concerto avrà due anime: una più cantautoriale e una puramente progressive, cui appartiene lo zoccolo duro del loro repertorio.

Il salto d’ottava che richiede il brano d’apertura è superato senza esitazioni dal cantante-batterista della PFM e basta poco perché il suo carisma incontenibile, unito agli ottimi suoni e ad un’acustica in grado di valorizzarli, catturino la platea. Dallo stesso album di inizio anni ‘80 è tratta la successiva Quartiere 8 seguita da 46: l’assolo elettrico di Lucio “violino” Fabbri con distorsioni ed effetto wha-wha travolge il pubblico esaltato.

E’ quindi la volta di La Rivoluzione, brano balzellante estratto da Serendipity, che vede la collaborazione di Daniele Silvestri come autore del testo. Il passaggio ai tempi dispari di Traveler, puro progressive datato ‘77, segna uno stacco netto tra prima e seconda parte del concerto. «Non la suonavamo da chissà quanto tempo» spiega Di Cioccio e continua «E’ un pezzo corale, come in una partita ci calcio, la voce passa la palla al basso, che poi serve il violino che infine passa sulla fascia sinistra verso la chitarra».

Quando infine Di Cioccio siede alla batteria il sound della serata svolta decisamente (senza nulla togliere all’ottimo Roberto Gualdi): stacchi, controtempi e tom a profusione fanno scattare un’intesa viscerale tra i componenti della band che danno libero sfogo alla loro originaria estrazione prog.

 

Si cambia ancora genere con Suonare, suonare, impreziosita dall’assolo di basso di Patrick Djivas e cadenzata nel finale dai battiti di mani del pubblico. Seguono la terzinata Maestro della voce e Si può fare, mentre Di Cioccio, sempre più scatenato, corre per il palco, salta, brandisce il tamburello o estrae dai pantaloni una delle tante bacchette che ha infilate nella cintola per colpire il crash alle sue spalle. Franco Mussida, sotto tono per via di un malanno stagionale, inizia a mettere in guardia le prime file “Non ho voce. E vedrete quando dovrò cantare Impressioni di settembre”.

Ed infatti il brano-bandiera della Premiata Forneria Marconi, intonato a fatica dal chitarrista che cerca di sopperire al problema alle corde vocali alternano un recitativo al cantato, è eseguito in versione ridotta e troncato subito dopo l’assolo di tastiere di Gianluca Tagliavini. Il gran finale è affidato ad una versione estesa di Celebration con tanto di citazione, nel mezzo, di Volta la carta: il gioioso fraseggio di violino in stile Irish impone qualche passo di danza anche ai più riluttanti.

Non resta che completare la serata con uno spettacolare assolo a quattro mani di Gualdi-Di Cioccio che sembra divertire molto i due batteristi e, di riflesso, anche la platea ammirata. Come non esserlo, d'altra parte, di fronte a uno show di questo calibro, portato in uno sperduto paesino tra i colli novaresi con la stessa convinzione, professionalità e partecipazione di quando Di Cioccio e soci spopolavano guadagnandosi il titolo di rock band italiana di maggior successo nel mondo. 

 Lunedi  5 Dicembre,  22:00

Vintage Trouble live @ Salumeria della Mussica MilanoDirettamente da quella fucina di talenti artistici che è Los Angeles, giunge quella che potrebbe rivelarsi un’autentica next big thing.
Loro si chiamano Vintage Trouble e - benchè al debutto con questa sigla – sono un gruppo di veterani che da anni distribuisce scosse d’adrenalina in lungo ed in largo per la costa occidentale degli USA.

Ty Taylor (voce), Nalle Colt (chitarra), Rick Barrio Dill (basso) e Richard Danielson (batteria) sono i quattro volti di questa piccola rivoluzione artistica.

Nicola Mingo live al Blue Note di Milano

NICOLA MINGO

www.myspace.com/nicolamingo

Luogo: Blue Note, Milano
Data: 4 Dicembre 2011
Evento: We Remember Clifford
Voto: 8


 Nicola Mingo - chitarra | Roberto Tarenzi - pianoforte | Giorgio Rosciglione - contrabbasso
Gegè Munari  - batteria


Nicola Mingo approda al Blue Note di Milano per mettere in scena il suo ultimo lavoro: We Remember Clifford è un tributo al Clifford Brown in cui composizioni originali si alternano a brani rivisitati del celebre trombettista hard bop.

L’apertura della serata è affidata agli accordi iniziali di Brown’s Blues, brano a firma Mingo, eseguiti sulla sei corde dall’autore: classico minor blues in puro stile hard bop, ci fornisce il primo assaggio del tocco dell’ensemble attraverso gli assolo di chitarra, piano e contrabbasso; stessa sequenza per la successiva Daahoud, la cui esecuzione risulta però sporcata da un paio di corde calanti della chitarra.

La ritrovata accordatura coincide con lo scoccare dell’interplay nell’esecuzione di Sandu: l’intesa diventa tangibile nel dialogo tra chitarra e batteria, che chiude il pezzo con i tre spericolati stop and go. Si approda quindi al ritmo incalzante della title track di album e concerto, We Remember Clifford, in cui il giovane Roberto Tarenzi non risparmia nemmeno un’ottava durante il raffinato assolo che merita l’inchino di Nicola Mingo; dopo il breve solo di Giorgio Rosciglione bastano pochi attenti accordi di pianoforte per rincondurre il quartetto verso il finale in cui i musicisti giocano con false chiusure fino a quella definitiva.

Gli animi si placano con la seguente ballata inedita composta da Clifford Brown per la moglie, La Rue, ma basta poco perchè Gegè Munari faccia ritornare alti i livelli di adrenalina sul palco e tra il pubblico grazie ad uno scoppiettante assolo in The Blues Walk, mentre Rosciglione, forse memore dei suoi trascorsi nelle orchestre di Rota e Morricone, come un regista esperto dirige con sobria autorità l’evolversi dell’esecuzione.

Un’originale sovrapposizione tra il tema di Poinciana e Joice Spring (Brown) precede il brano scelto per la chiusura, Narona (Mingo), ma il quartetto non può abbandonare il palco prima di concedere al pubblico il rituale bis richiesto a gran voce da tutto il locale. Il pezzo designato per il rientro in scena è Cherokee, standard firmato da Ray Noble su cui Gegè Munari a briglia sciolta sfodera tutto il suo temperamento partenopeo per terminare in bellezza la serata: dopo aver misurato con le bacchette ogni componente della sua batteria, si alza in piedi e continua il suo assolo strabordante percuotendo il leggio ed infine le corde del contrabbasso per dare vita, con la complicità di Rosciglione, ad un siparietto che strappa al pubblico un sorriso e l’ultimo applauso scrosciante. 

I ringraziamenti finali vanno al produttore Franco Galliano che, dice Mingo «Ha reso possibile la realizzazione di questo lavoro» e ad una vecchia conoscenza dei tempi della naja che Giorgio Rosciglione, a distanza di cinquant'anni, ha avuto modo di ritrovare proprio tra i tavoli del Blue Note: a riprova del fatto che il jazz sa creare legami indelebili che non conoscono limiti di spazio e tempo.


L'album

  1. Brown’s Blues
  2. Daahaud (Clifford Brown)
  3. Sandu (Clifford Brown)
  4. We Remember Clifford
  5. Jordu (Duke Jordan)
  6. La Rue (Clifford Brown)
  7. The Blues Walk (Clifford Brown)
  8. Easy Bop
  9. Another Once
  10. Narona
  11. Joice Spring  (Clifford Brown)

FEATURING:

Antonio Faraò

Marco Panascia

Tommy Campbell

Giovedì, 01 Dicembre 2011 00:24

Un blues per Genova - Castelletto Ticino

Un blues per Genova Castelletto TicinoSabato 10 dicembre dalle ore 21 al Palazzetto dello Sport di Castelletto Ticino si terrà il concerto "UN BLUES PER GENOVA" organizzato dalla Associazione Amenoblues col Comune di Castelletto e il patrocinio della Provincia di Novara. L'incasso sarà devoluto alla Cooperativa Gulliver di Rocchetta Vara che gestisce due case alloggio per adolescenti con handicap sociale gravemente danneggiate dalla recente alluvione.

Al concerto hanno aderito a titolo gratuito molti personaggi del mondo del blues italiano e non solo: Paolo Bonfanti, Sugar Blue ( armonicista di Chicago ), Bat Battiston ( Svizzera ), Tino Cappelletti, Mauro Ferrarese & Alessandra Cecala ( Red Wine Serenaders ), Maurizio Glielmo ( Gnola Blues band ), Ilaria Lantieri, Lorena Gioia, Amanda & la Banda, Locomotion Band, BrainVox, Fabio Marza, Bluez Meg.


 

E' anche possibile sostenere la Coop Sociale Gulliver facendo un bonifico con la vostra eventuale offerta libera a questo IBAN: IT30X0617549720000000546980
Trattandosi di Ente no profit, la somma è deducibile dalla dichiarazione dei redditi conservando la ricevuta del bonifico. Grazie ancora a tutti del vostro interessamento.

Lunedì, 28 Novembre 2011 16:00

Grande musica con Ares Onlus di Legnano

Ares Onlus - eventi per il mondoL’associazione Ares onlus di Legnano, allo scopo di finanziare le proprie iniziative umanitarie, ha organizzato quattro eventi musicali che si svolgeranno presso il teatro Galleria di Legnano. Il primo, intitolato UN INCONTRO IN JAZZ, vede insieme artisti di fama mondiale, Gino Paoli, Flavio Bolto, Danilo Rea, Rosario Bonaccorsio e Roberto Gatto. Da febbraio 2012 altri straordinari eventi musicali con Tullio De Piscopo, Giorgio Conte e Fabrizio Bosso.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Associazione Ares
www.eventiperilmondo.it

 

TELEFONO
+39 0331.540333


INDIRIZZO
Via Palestro, 9 - 20025 Legnano (MI)

E-MAIL
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Paul McCartney band on the run tour Milano

Paul McCartney

Luogo: Mediolanum Forum, Assago (MI)
Data: 27 novembre 2011
Evento: Band On The Run Tour 2011
Voto: 10


Paul McCartney - voce/chitarra/basso/mandolino/ukulele/pianoforte  |  Rusty Anderson - chitarra |  Brian Ray - basso / chitarra |  Paul "Wix" Wickens - tastiere | Abe Laboriel Jr  - batteria


Erano passate quasi tre ore e tutti sul palco iniziavano a dare segni di cedimento: gli occhi di Rusty Anderson erano sempre più infossati, Abe Laboriel Jr aveva donato alla spettacolo anche l’ultima goccia di sudore, ma lui, Paul McCartney, continuava a mantenere l’aplomb di un baronetto invitato a Buckingham Palace nell’ora del te. Tra le sue mani è passata almeno una mezza dozzina di strumenti musicali e su ciascuno il suo tocco è stato pressoché impeccabile. Toglieva il fiato sentirlo intonare, solo sul palco con la sua acustica, Blackbird o Yesterday, con quel timbro limpido dall’intonazione innata e totalmente incurante del tempo che passa.

Sono le nove spaccate e McCartney saluta il pubblico del Mediolanum Forum con Hello, Goodby dichiarando, basso Höfner alla mano, l’impronta beatlesiana che avrà la serata; servono per questo musicisti parecchio ferrati con cori e doppie voci, come risulta chiaro fin dalle prime note di All My Loving, introdotta da qualche parola in italiano dell’ex Beatle.

Dopo Jat, McCarney abbandona la giacca nera profilata in rosso per restare avvolto nel bianco della sua camicia, spezzato solo dalle linee sottilissime delle bretelle. All’esplosiva Drive My Car segue un estratto dell’ultimo album firmato Fireman e The Night Before, suonata per la prima volta in Italia.

Per il riff graffiante di Let Me Roll It (Wings) McCartney affida a Brian Ray l’accompagnamento al basso e impugna la chitarra elettrica che sostituirà nel brano successivo con quella utilizzata per la registrazione originale di Paperback Writer: canti, controcanti su un ritmo serrato mettono a dura prova i musicisti che tuttavia non sbagliano un colpo. Il “THANKS” scritto con lo scotch sul retro della chitarra che a fine canzone Rusty Anderson esibisce al pubblico sembra voler dire: «Ce l’abbiamo fatta».

Quasi per dare tregua alla sua band, Paul siede al pianoforte e attacca senza esitazione la struggente The Long And Winding Road, seguita da Nineteen Hundred and Eighty-Five («per i fan dei Wings» - dice) e Baby I’m Amazed, facendo sfoggio di un’estensione vocale incredibile. Tra un brano e l’altro c’è spazio per alcuni micro-siparietti intrisi di brit humor allo stato puro e qualche accenno alla canzone italiana: Piove (Ciao Ciao Bambina) di Modugno mentre saluta gli spalti più lontani e O sole mio quando sotto le sue dita passano le otto corde di un mandolino.

Torna quindi all'acustica e, con un tocco invidiabile e la quasi perfezione esecutiva, Paul McCartney intona I Will, poi ricorda le lotte per i diritti civili vissute in prima persona negli anni ‘60 con Blackbird (peccato che migliaia di battiti di mani non abbiano compreso la solennità del momento) ed infine dedica (in italiano) Here Today al suo amico John.

La scanzonata Everybody’s Gonna Dance Tonigth mette fine al momento più toccante dello spettacolo, complice un balletto irridente del gigante Abe Laboriel Jr che, mentre tiene il tempo con la grancassa, agita le braccia in stile “Saturdaynight Fever” conquistandosi l’applauso divertito dei 12 mila del Forum prima di sostenere l’impegnativa backingvoice di Eleanor Rigby.

Da polistrumentista irriducibile, Macca fa l’omaggio più bello all’amico George Harrison, accompagnando con l’ukulele le prime strofe di Something «perchè - spiega - è così che molti anni fa l’avevamo suonata assieme e così ora la voglio suonare per voi». Quando la chitarra elettrica fa breccia nel brano e il riff si accompagna alle immagini in bianco e nero di Harrison, le vibrazioni in fondo allo stomaco non sono dovute al volume dell’impianto...

Ecco quindi Band On The run, Ob-la-di, Ob-la-da e una propulsiva Back in USSR, sostenuta da una combinazione di immagini e luci che fino a questo momento non era stata all’altezza dello show; McCartney può permettersi variazioni sul tema originale sfiorando note dell’ottava superiore.

C’è ancora spazio per I’ve Got A Feeling e il medley A Day In The Life /Give Peace a Chance prima del gran finale al pianoforte: tra Let it Be e Hey Jude esplode Live And Let Die con giochi pirotecnici e musicisti scatenati per il palcoscenico.

Rientrando per il bis, McCartney e la sua strepitosa band sfoderano il tris All You Need Is Love - Day Tripper - Get Back e, al secondo richiamo del pubblico, dopo una Yesterday da pelle d’oca, l’attacco inconfondibile è quello di Helter Skelter. Paul McCartney chiude il concerto al pianoforte, parlando con il suo pubblico: è lucido, composto, la voce identica all’inizio del concerto (e a trent’anni fa).

Chiunque abbia pensato «meglio andare questa volta a vederlo perchè non so quante occasioni avrò ancora per farlo», di fronte ad un talento del genere e a quel perfetto stato di conservazione, dovrà necessariamente ricredersi.

Leggi "Sotto il palco" di Marco Signorelli


 

SCALETTA

 

Hello, Goodbye (Beatles)
Junior’s Farm (Wings)
All My Loving (Beatles)
Jet (Wings)
Drive My Car (Beatles)
Sing the Changes (Fireman)
The Night Before (Beatles)
Let Me Roll It (Wings)
Paperback Writer (Beatles)
The Long and Winding Road (Beatles)
Come and Get It
Nineteen Hundred and Eighty-Five (Wings)
Maybe I’m Amazed
I’ve Just Seen a Face (Beatles)
I Will (Beatles)
Blackbird (Beatles)
Here Today
Dance Tonight
Mrs Vandebilt (Wings)
Eleanor Rigby (Beatles)
Something (Beatles)
Band on the Run (Wings)
Ob-La-Di, Ob-La-Da (Beatles)
Back in the U.S.S.R. (Beatles)
I’ve Got A Feeling (Beatles)
A Day in the Life / Give Peace A Chance (Beatles)
Let It Be (Beatles)
Live and Let Die (Wings)
Hey Jude (Beatles)

All You Need Is Love/She Loves You (Beatles)
Day Tripper (Beatles)
Get Back (Beatles)

Yesterday (Beatles)
Helter Skelter (Beatles)
Golden Slumbers / Carry That Weight / The End (Beatles)

 

Un incontro in Jazz

Luogo: Teatro Verdi, Padova
Data: 18 novembre 2011
Evento: Padova Jazz Festival 2011
Voto: 8


Gino Paoli - voce  |  Flavio Boltro - tromba  |  Danilo Rea - piano  |  Rosario Bonaccorso - contrabbasso 
Roberto Gatto - batteria


Chissà se all’epoca in cui scriveva La Gatta, Gino Paoli avrebbe mai pensato di ritrovarsi, a distanza di 50 anni, a swingare in giro per il mondo assieme a quattro tra i migliori jazzisti sulla scena internazionale. Che l’abbia fatto o meno, lo spettacolo Un incontro in Jazz, con quell’alto mix di mestiere, passione e divertimento, è un perfetto connubio tra due generi, il jazz e la canzone cantautorale, che tendono solitamente a non parlarsi. E quando, sul palco, musicisti del calibro di Danilo Rea, Roberto Gatto, Rosario Bonaccorso e Flavio Boltro si divertono, è matematico che anche il pubblico venga travolto dalla stessa euforia.

La serata, che si sarebbe snodata tra standard e celebri composizioni dell’autore de Il Cielo in una stanza, ha due introduzioni: la prima, in diretta, della presentatrice del Padova Jazz Festival; la seconda, in lingua spagnola, registrata durante un precedente concerto a Cartagena, è parte integrante dello show «perché – afferma Paoli – quella voce ci fa arrapare, e l’arrapamento è condizione necessaria per un buon concerto».

Su uno swing fluido e sensuale, la melodia di Time After Time è intagliata dalla voce ruggine di Paoli; quando si interrompe è per lasciare che i musicisti si presentino, uno per uno, attraverso i loro solos. Il brano scelto per inaugurare la serie a firma Paoli, è Sapore di sale, seguito da La Gatta: simile ad una filastrocca scherzosa, la canzone si trasforma in un gioco di intese tra i musicisti con cambi di tempo e di ritmo, a seconda dello strumento solista, un’irriverente tromba growl e un contrabbasso percosso dalle sapienti dita di Bonaccorso, che non risparmia slide, armonici e slap; il cantante, dal suo sgabello, guada ammirato l’esecuzione rivoluzionata della sua composizione.

La lingua spagnola ritorna sulle note di Contigo en la distancia (Luis Miguel) seguita dalla bella prova vocale di Vivere Ancora: è però la tromba di Boltro ad aprire e chiudere il brano concedendosi sul finale una divagazione effettata, con sovrapposizioni e intrecci giocati sul delay.

Senza fine, (cui aveva reso omaggio anche Markelian Kapedani con il suo pianoforte solo in apertura di serata) è il pretesto per un funambolesco assolo di batteria: a metà del brano la scena è lasciata interamente a Roberto Gatto che, per stupire, sceglie di semplificare: posa le bacchette e a mani nude, pelle contro pelle, libera il suono più puro e primordiale delle percussioni. La platea è quasi ipnotizzata.

Smile (Nat King Cole) e Que reste-t-il de nos amours? (Charles Trenet) precedono l’ultima tranche di brani di Paoli: E m’innamorerai, Che cosa c’è, Ti lascio una canzone (accompagnata solo da Danilo Rea) e, gran finale, Il cielo in una stanza.

I bis sono acclamati a gran voce da tutto il teatro, che faceva registrare il tutto esaurito già da giorni.

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