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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Mercoledì Gennaio 23, 2019
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Martina Bernareggi

Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

Martedì, 29 Ottobre 2013 16:39

Punkreas in concerto al Phenomenon Club

Uno dei gruppi più longevi del punk rock italiano porta al Phenomenon la sua folgorante miscela di punk e patchanka

Rebetiko: dell'amore, della società

 

Sono storie di disagio e di povertà, la povertà che arricchisce e riscatta lo spirito, da cui fluiscono note che parlano direttamente al cuore, senza intermediari. Sono storie d'amore (non ricambiato) e di società allo sbando. E' in questa condizione che l'uomo, abbandonato a se stesso e senza via d'uscita, trova nell'espressione musicale la valvola di sfogo: la canzone è motivo di aggregazione, la collettività e il sociale si riuniscono attorno al rebetiko, la musica dei "negri greci, aspra come la retzina" - afferma Vinicio Capossela nel film-documentario Indebito - , che con quella afroamericana, con il blues delle origini, ha in comune le tematiche e il bisogno ineluttabile di fantasticare.

E' infatti Capossela ad accompagnarci per i vicoli di una Grecia disastrata dalla crisi attuale, attraverso i luogi dei mangas (i musicisti di rebetko), pizzicando note di vecchie canzoni sul suo baglamas (minuto strumento a sei corde che "non è in grado di suonare"  - confesserà il cantautore durante la cerimonia di inaugurazione del festival).

E che invece Capossela suona e risuona, durante le passeggiate solitarie riprese in Indebito e poi sul palco dell'auditorium FEVI, assieme ai suoi rebetes,  mangas di oggi e compagni di viaggio, galvanizzati dal bouzouki virtuoso di Manolis Pappos.

 

Scelto come film di apertura del festival, Indebito vuole accompagnare il pubblico di Locarno in una riflessione sull’attuale situazione ellenica, un gioco di parole per ricordare come tutta l’Europa abbia in realtà un grandissimo debito, civile e culturale, nei confronti della Grecia, oggi indebitata economicamente nei confronti dell'Europa. Perchè scopo del festival è «unire i popoli - afferma Carlo Chatrian, direttore artistico del Festival - che devono essere trattati come tali e non come numeri».

 

E sicuramente l’obiettivo è stato raggiunto, grazie ad un film che ha coinvolto ed emozionato ed un concerto a seguire che ha ulteriormente rafforzato l’empatia tra il pubblico cosmopolita e i rebetes, dapprima immagine e suono sullo schermo, poi carne e ossa in sala.

 

Partendo dai solchi di un album, Rebetiko Gymnastas (2012), che affonda le sue radici in una ricerca musicale di Capossela di diversi anni fa, il concerto apre sulle note di Misirlou. Canzone popolare incisa per la prima volta nel 1927 da Michalis Patrinos, riportata all’attenzione del grande pubblico grazie al successo di Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1995) di cui è colonna sonora, Misirlou, cantata nell'album da Kaiti Ntali, è una scossa di adrenalina per il pubblico del FEVI che, forse per la prima volta, ascolta quel motivo rivestito dei colori originali del rebetiko.

L’indisciplinata è Atakti (Markos Vamvakaris) con testo di Capossela: sui decisi sapori mediorientali del brano si alternano il greco della versione originale, intonata da Manolis Pappos, e l’italiano della rivisitazione testuale del cantautore.

Operazione simile per il successivo brano di Vamvakaris: ascoltato per caso il tema di Fragosirianis eseguito al pianoforte - correva l’anno 1998 - Capossela decide di farla sua ricavandone Contratto per Karelias.

Meno felice la resa di Primo Ministro (ancora Vamvakaris) su cui viene innestato il testo della blueseggiante Quello che (non) ho di Fabrizio De Andrè. Sarà perchè l’orecchio è troppo  allenato ad ascoltare quelle parole, pronunciate da quella voce, su quella quella musica, sarà per la consapevolezza della cura maniacale con cui De Andrè associava ogni singola sillaba alla sua battuta, ma le strofe in lingua originale e i solo di bouzuki e fisarmonica offrivano in quel contesto un’esperienza acustica decisamente più appagante  della parte in italiano.

E’ con la successiva Il mio rebetiko che, fatti propri gli stilemi del genere, con la padronanza di chi sa esattamente da dove arriva e dove vuole andare a parare, Capossela confeziona un brano irresistibile e perfettamente riuscito. Impossibile per il pubblico non seguire il ritmo col battito di mani.
Ecco quindi un tuffo nel passato con un brano - Scivola vai via -  tratto dal suo primo album: languido e sofferente è intonato per l’occasione dal chitarrista su testo in lingua greca.

 

A chiudere l’esibizione è Billy Bud, canzone presente in Marinai, Profeti e Balene e scelta anche come congedo nell'album Rebetiko Gymnasta. Giocata quasi interamente su un unico accordo ostinato, prende sul finale le sembianze di un canto tribale, cantato in coro da tutti i musicisti ellenici.

 

La forza di questo concerto, che ha seguito un film documentario altrettanto coinvolgente, fa riflettere sul ruolo del musicista nel panorama odierno: in un momento in cui proporre qualcosa di originale senza il rischio di cadere (e scadere) nella banalità più becera è molto alto, l’abilità del musicista potrebbe stare proprio nella ricerca e nella riscoperta: suo il compito di non far dimenticare e rivisitare con consapevolezza. Vinicio Capossela ci ha offerto esattamente questo.

Nella serata di apertura di Jazz Ascona 2013, avvicinarsi al lungolago significa calarsi, passo dopo passo, in un’intima e festante fiaba musicale, il cui protagonista assoluto e discreto è il jazz.

Lunedì, 17 Giugno 2013 15:34

Karima in versione soul a JazzAscona 2013

Una collaborazione inedita arricchisce il già importante cast di artisti del JazzAscona festival Venerdì 21 e sabato 22 giugno, ospite delle Midnight Sessions sarà la nota cantante italiana Karima Ammar.

MITOFringe diverte con la musica nell’orario della pausa pranzo. Martedì 11 giugno, in Corso Vittorio Emanuele nei pressi di via San Paolo si potranno ascoltare le musiche di Thelonius Monk, Duke Ellington, Kurt Weill e altri padri della musica jazz e non solo, suonate dai Four For Sax, quartetto di Sassofoni di Milano Civica Scuola di Musica che presenta un repertorio che spazia dal jazz, al ragtime fino alla classica.

Un programma classico viene proposto invece dal Trio Khora, un trio d’archi tutto al femminile che per il suo nome si è ispirato a un alto concetto filosofico: secondo Platone Khora descrive il luogo fisico dove si produce il divenire e si genera la possibilità. A MITOFringe, nello Spazio Ovale di via Durando al Politecnico di Milano Bovisa alle ore 13, presentano un programma in cui si avvicendano le musiche di Schubert, Beethoven e von Dohnányi.

 

Corso Vittorio Emanuele, ang. via San Paolo

ore 13

Four For Sax

Mauro Cassinari, sax alto e soprano

Alessandro Prà, sax alto             

Pino Sormani, sax tenore            

Federico De Zottis, sax baritono     

 

Quartetto di sassofoni Four For Sax di Milano Civica Scuola di Musica. Il gruppo, tra le formazioni stabili dell’istituzione, è spesso presente in importanti rassegne musicali sul territorio milanese (MITOFringe, Musei a Cielo Aperto) e si contraddistingue per un percorso musicale che si muove tra jazz, swing, ragtime, funky, classica. Nel repertorio del quartetto spiccano brani di Duke Ellington, Charles Mingus, Fats Waller, Thelonius Monk, Beatles.

 

 

Politecnico di Milano Bovisa

Spazio Ovale, via Durando

ore 13 

Trio Khora

Flor Theresa Weidmann, violino

Susanna Tognella, viola

Chiara Torselli, violoncello

 

Recentemente formatosi, il Trio Khora studia attualmente sotto la guida del Quartetto Prometeo.

Le componenti del Trio Khora in qualità di membri del Quartetto Ulisse hanno suonato al LongLake Festival di Lugano e presso SteinMaur a Zurigo. Da subito si distingue per le squisite abilita' tecniche e  la musicalità raffinata, dettate da una cura attenta e meticolosa del dettaglio.Desiderio comune è quello di coltivare quotidianamente la passione per la musica, ricercando nel linguaggio musicale la strada espressiva del proprio essere.  Trio in perenne ricerca, insegue un ideale di preziosa libertà e raffinata personalità.

 

 

 

Per informazioni al pubblico:

Biglietteria MITO SettembreMusica

Via Dogana 2

Tel: 02.88464725

 

 

Ufficio Stampa

MITO SettembreMusica - Milano

Carmen Ohlmes 02.88464722 / 338.7586491

Emma De Luca 02.88454175 / 329.4231338

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Mercoledì, 08 Maggio 2013 14:58

ERM-78 // Invisibles

Sarebbe facile liquidare la faccenda con un semplice «Bell'album, ma già  sentito», oppure tentare di spiegarsi il fascino del primo ascolto con un lapidario «Orecchiabile». Perché se l'impatto è quello di una musica piacevolmente familiare, le motivazioni non sono certo così superficiali.

 

Quando ascolterete gli Invisibles non cercate di decifrare influenze, somiglianze, non tentate di incasellarli in definizioni di genere né di cadere nella facile tentazione di un paragone con una lunga serie di più celebri cugini d'oltremanica: potreste averli già  persi vista.

 

Piuttosto bisogna lasciarsi trasportare dal timbro limpido e vibrante del vocalist e polistrumentista Vincenzo Firrera: fin dall'opener Gunny la linea della voce, staccandosi senza conflittualità  da una base elettronica di suoni aspri, distorti e all'occasione dissonanti, crea una sorta di rapporto confidenziale con l'ascoltatore; il finale swingato è una bella sorpresa a conclusione di un brano che già  non ne era privo.

 

Away,, pop esemplare, scorre via con la più classica delle strutture compositive. Con Cabaà§a ci troviamo decisamente più ad est: le scale, sostenute dalle sonorità , si spostano su intervalli mediorientali mentre le chitarre si alternano ed intrecciano in arrangiamenti sofisticati.
Per non farsi mancare nulla arriva anche la lingua francese su una vecchia giostra di valzer musette: «c'est finit» chiosa Vincenzo sullo spegnersi di Interludio.

 

L'ascolto di Good Dream Bad Dream, brano notevole e ruffiano, è un piacere: doppia voce con salto in falsetto di un'ottava, aperture spudoratamente melodiche a pieni strings; e l'effetto è assicurato.

 

Semplicemente chitarra acustica e due voci, passa senza dare troppo nell'occhio Frame. Nella successiva Looser, tra una strofa l'altra, mentre la linea melodica si muove su una struttura decisamente articolata, fa capolino addirittura una tromba, cui poi è affidato il finale: una sorta di botta e risposta free.

 

MIDI file è una sorta di track-spia la cui unica funzione sembra essere sottolineare l'importante componente sintetica dell'album; subito dopo, il classico arpeggio di Leaf prepara al congedo finale. La voce di un homeless ringrazia per gli spiccioli e arriva l'effettiva conclusione con la ghost Brother

 

Fortunatamente Simone Pomini, Matteo Marmonti e Vincenzo Firrera di cose da dire ne hanno ancora parecchie ed è così che trovano uno spazio bonus altre due tracce: la stupenda Emigration Song e una meno esaltante The Army.

 

Ad accrescere il valore di questa scarna formazione, tuttavia, è un elemento che purtroppo non si puಠevincere dall'ascolto di un album: durante l'esibizione dal vivo le idee e i suoni degli Invisibles prendono forma con la massima naturalezza ed espressività  e il riscontro del publico ne è una prova più che soddisfacente.

La rassegna JazzAltro tocca nel Teatro Nuovo di Olgiate Olona la sua più alta vetta spirituale. Non servono parole di contorno, è la musica a tracciare le linee di un dichiarato omaggio al soul e al gospel: il suono della tromba di Bosso giunge dalle quinte prima del suo ingresso in scena, dove lo stanno già aspettando uno scatenato Alessandro Minetto e Alberto Marsico, all’organo hammond.

Martedì, 16 Aprile 2013 12:49

4T // Fabio Gianisi

Che siano banali, geniali o strampalate, di certo non sono le idee a mancare in 4T, l'album di debutto di Fabio Gianisi che raccoglie dieci brani composti nel corso degli ultimi vent’anni. Quantomeno bizzarra, ad esempio, è l'idea di rompere il ghiaccio con il pezzo strutturalmente più debole della track-list: Zero Parole è una spensierata dedica all’amata  sullo sfondo di un far west metropolitano, che inciampa su cambi ti tempo un po’ troppo azzardati.


Meglio Lo sparviero: concepita negli stessi anni - adolescenziali, dicono le note di copertina – della precedente, aggancia l'ascoltatore con un incipit d'impatto, si serve quindi di un bridge sospeso per creare l'aspettativa e infine plana sulle note di un refrain arioso. Lo stacco brusco del finale musicalmente poco felice potrebbe essere metafora di un cambio di prospettiva o di un atterraggio imprevisto, ma di fatto l’impatto acustico risulta piuttosto spiazzante.

 

Si apre sui due accordi di un’armonia rilassata, quasi ipnotica, la più recente C6,  mentre il  racconto si perde tra le emozioni scaturite dall’avvento di una nuova vita. Cambio di ritmo e di atmosfere sulle note leggere del Volo di Mary, in cui spicca la naturale predisposizione vocale di Gianisi per i registri alti.

 

L’avvocato cantautore, dopo essersi confrontato con il falsetto di un’anacronisticamente dylaniana (solo nel titolo, s’intende) Tempest, veste i panni del rapper tra le strofe di Meritocracy, secondo ed ultimo brano della parentesi anglofona dell’album. Dagli arrangiamenti vagamente bristoliani della prima, Max Russotto passa con disinvoltura all’elettronica per poi ritornare allo stile più classico di Vita per noi, scandita dal ritmo sincopato della sei corde acustica.
Luce arriverà è un brano che s’inserisce sul frequentato filone della ninna nanna pop, da cui sono sgorgati storicamente successi internazionali e interpretazioni locali, fino addirittura a quella dialettale del Contrabbandiere De Sfroos.

 

Se le disseminate (per altro non rade) pecche tecniche possono da un lato compromettere il piacere dell’ascolto di 4T, è innegabile che dall'altro lato permettano di cogliere e apprezzare la spontaneità dell'atto creativo, l'immediatezza di un'opera che assume a tratti i connotati di un flusso di coscienza per poi tonare di rigore nei binari di un ragionamento calcolato.

 

Ambivalenza che ritroviamo anche sul piano compositivo: l'indubbia propensione melodica di Fabio Gianisi offre all'ascoltatore dei momenti di lirismo libero, ma non manca di ammiccare strategicamente a passaggi che fanno parte del consolidato immaginario sonoro contemporaneo.

 

Fatto sta che questa sorta di testimonianza musicale, iniziazione del cantautore al mondo del pop nonché autocelebrazione del passaggio cruciale agli ‘anta, veicola e proietta nel futuro della prossima generazione un messaggio che almeno un paio di persone saranno felici di ricevere.

Quel mezzo secolo di mestiere ed arte, moltiplicato per il numero dei componenti della band sul palcoscenico, martedì 26 febbraio riempiva l'atmosfera della sala Planet Soul del Melo come poche altre volte in passato, dacché ho la fortuna di frequentare la pregiata rassegna Jazz'Appeal.

Mercoledì, 13 Febbraio 2013 23:19

La canzone mononota // Elio e le Storie Tese

Gli Elio e le Storie Tese si presentano sul palco dell'Ariston con vesti da chierichetti e teste "rialzate": l'effetto è raccapricciante, oltre che ovviamente esilarante. E dopo il primo brano, Dannati forever, ecco La canzone mononota. Il genio non si ferma, nemmeno in tempi di magra.

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